adunque che l’odore del cloro si fa senti-re, ogni volta che si aggiugne acido idro-clorico nella soluzione calda, bisogna con-tinuare ad aggiugnernc. Si versa poi unasoluzione di protocloruro di stagno nel li-quore, e si opera cotne si è detto disopra.Allorché una combinazione solida, nellaquale entra del mercurio, si assoggetta al-l’analisi, e contiene dell’acido nitrico, è faci-le distruggerlo con l’acido idroclorico con-centrato ; ma quando si trova una quanti-tà considerevole di acido nitrico in unasoluzione, e si abbia in mira di determinarequantitativamente il mercurio, si provadella difficoltà, qualunque precauzione siabbia, ad ottenere esattamente la quantitàdi questo metallo. In tal caso è meglioricorrere al gas idrosolforico, e precipitareil mercurio dalla soluzione, allo stato disolfuro, dalla cui quantità si determinaquella del metallo.
Se vuoisi adoperare, per ottenere lariprislioazione del mercurio, l’acido fosfo-roso, oppure l’acido che si produce quan-do il fosforo cade in deliquescenza, si ope-ra all’incirca allo stesso modo come quan-do si fa uso del protocloruro di stagno.Con questo metodo si ottiene più facil-mente il mercurio in grossi globuli. Si puòegualmente usare l’acido fosforoso quandosi tratta d’ un liquido che contenga acidonitrico, purché se ne metta un grande ec-cesso; perchè l’acido nitrico a caldo vienemeglio distrutto dall’ acido fosforoso liqui-do che dall’acido idroclorico. Questo mo-tivo renderebbe 1’ uso dell’acido fosforosopreferibile a quello del protocloruro distagno, se fosse facile ottenerlo in grandiquantità come quest’ ultimo.
Giunse in modo facile a questo scopoil professore napoletano F. Casoria, il cuimetodo di assaggio si fonda sulla proprietàda lui riconosciuta nel vapore acqueo disciogliere il fosforo, cosicché bollendo que-sto con acqua in un matraccio di vetro,
vedesi alla bocca una fiamma di colore ver-dastro che diffonde all’aria un fumo biancoinsieme a vapori acquei : della quale cir-costanza si valse il Casoria per preparare1’ acido fosforico. Facendo agire questacorrente acquosa di fosforo sopra variicomposti di mercurio, ottenne gli effettiche seguono.
Una soluzione di bicloruro di mercurio,sottoposta all’ azione della corrente, di-viene gialla ; continuando 1’ azione delfosforo, s’intorbida in verde, in fine can-giasi in bruno, molto somigliante all’ossidopulce di piombo. Nella soluzione non restaalcun indizio di mercurio. Il precipitato èformato in gran parte di globetli mercu-riali, e di una polvere bigia tenuissima chebrucia in contatto della fiamma con odoredi fosforo. Questo precipitato, riscaldatoin un tubetto di vetro sottile, si sublimasenza fondersi. I globetti di mercurio re-stano aderenti alle pareti del tubo, e nelmedesimo tempo si svolge un fumo bian-co, che prende fuoco all’orifizio del tubo.La fiamma manifesta tutti i caratteri delfosforo. Si forma eziandio una piccolaquantità di ossido rosso di mercurio e difosforo. Un tale precipitato non viene in-taccato dall’ acido idroclorico bollente. Èda notare che il riscaldamento, comunquetenue, converte la polvere bigia in globetlimercuriali, e che 1’ acido idroclorico, bol-lente del pari, aggrega la polvere in glo-belti di mercurio. Una soluzione di biclo-ruro di mercurio,acidificata con acido idro-clorico, ha fornito le stesse reazioni, e niunindizio di mercurio si è potuto rinvenirenel liquido.
Una soluzione acida di protonitrato dimercurio si è decomposta nelle medesimecircostanze ; ed il precipitato era mercuriometallico. Tale precipitato era dapprimamollo diviso, ed appena faceva scorgerequalche globetto di mercurio, ma, fattobollire con acqua acidulala d’ acido idro-