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Tomo XXXVII. [Supplimento.]
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8G Meucup.io

uniti al mercurio sono aneli’ essi più omeno volatilizzatili pel calore, come spe-cialmente l’arsenico e lo zinco, i qualipassano in parte nei prodotti della distilla-zione. A diminuire questo inconvenientegiova oltrepassare meno che sia possibilela temperatura necessaria per la operazio-ne ; ma gli esperimenti di Millon che ab-biamo citati in addietro (pag. ^i), mostra-no d’altra parte quanto ifhpedimento eritardo rechino i miscugli d’altri metalli alladistillazione del mercurio. Per impedire poiche mescasi alla porzione distillata alcunegocciole dei metalli meno volatili del mer-curio, slanciate o portate meccanicamentedai vapori di questo, giova versare nellastorta che serve alla operazione uno stratodi sabbia grosso uno a due centimetri, ilquale arresta tutte le gocciole e non lasciapassare che il vapore. Forse con lo stessoscopo, ed anche con quella di facilitare lavaporizzazione, molti aggiungono al mer-curio impuro da distillarsi una quantità dilimaglia di ferro o di rame uguale ad unterzo o ad un quarto del peso di esso.

Operando con piccole quantità la distil-lazione può farsi entro storte di vetro o diterra ; ma quando si opera in grande usansistorte di ferro. Al becco della storta adat-tasi un allungature di vetro, o meglio dicarta, che giunga fino al disopra dell’ acquaposta in un recipiente. Se 1 ’ allungatoresi fa di vetro può avvenire che il mercu-rio caldo cadendovi direttamente sopra lofaccia spezzare. Ad ogni modo giova sem-pre attaccare alla cima del collo della stor-ta o dell’alluugatore un pannolino che for-mi una specie di sacco o di tubo e che siimmerga nell’ acqua, mantenendosi cosisempre bagnato per la capillarità dei suoifili. Senza questa precauzione, i vaporimercuriali non condensati abbastanza sispargerebbero nella atmosfera, cagionandogravi danni alla salute dell’ operatore. So-no sempre da aversi presenti in queste di-

MEncrnio

stillazioni, le avvertenze date intorno adesse alla pag. 70.

I mezzi chimici per depurare il mercu-rio si riducono all’ uso dell’ acido solfori-co, del nitrato e del cloruro di mercurio.

Per depurare col primo di questi agentinotabili quantità di mercurio, versansi inun grande catino di terra, fino all’ al-tezza di un mezzo pollice a un pollice aldisotto dell’orlo, e vi si aggiugne una cer-ta quantità di acido solforico allungato condue volte il suo peso di acqua. Questa ope-razione si fa benissimo nella tinozza pneu-matica ; quivi si ha una grande superficiedi contatto, la quale si trova sottopostaalla depurazione. Il tutto si lascia in que-sto stato per una settimana o due, all’ or-dinaria temperatura, avendo cura di agitarefrequentemente. Trascorso questo tem-po si separa il metallo dall’ acido ; que-st’ ultimo si tiene in serbo e può servireper un’ altra simile operazione : il mercu-rio viene lavato, seccato, e ripulito mec-canicamente nel modo che abbiamo indi-cato. L’ acido solforico agisce più pronta-mente allorquando vi si aggiugne un pocodi solfato di mercurio. Si può in tal casofar uso del residuo che si ha nella prepa-razione dell’acido solforoso per mezzo del-l’acido solforico e del mercurio. Questosale si prepara frequentemente nei labora-torii. Si fa l’unione nel catino col mer-curio, dell’ acido solforico 3 del solfato dimercurio, ed allora si opera con buon suc-cesso e con economia.

Una soluzione di nitrato acido di mer-curio, versata sul mercurio nel modo chesi è detto, lo ripulisce ugualmente daglialtri metalli estranei. Non è necessario chela soluzione sia saturata nè in grande quan-tità, ed allorquando si fa all’ ordinaria tem-peratura, 1’ operazione si trova compiutain una o due settimane. Non bisogna riu-nire la soluzione che ha già servilo adaltre soluzioni mercuriali, imperciocché le