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del parco un boschetto di pini o di cedri,in cui si potesse durante il verno condurre 1a quando a quando la greggia a brucarnei rami. La materia resinosa contenuta inquel fogliame piace e giova assai agli ovini.Non essendovi un simile boschetto in vici-nanza, tornerà in acconcio di procacciarsi,ove noti costi troppa spesa, dei rami diquelle piante, per darne al gregge due volteper settimana.
L’ acqua è d’ assoluta necessità pelgregge, il quale se non ne abbisogna nellabella stagione quando pascola verdi erbe,non ne può far senza durante il verno,quando nutresi di cibo secco.
«Benché si reputi più comunemente chegli ovini si reggano meglio stando all’ ariaaperta ed a ciel sereno, io non consento altutto in questa opinione. Per certo l’aereaperto giova alla sanità degli armenti, mavi sono tali circostanze, quella, per esem-pio, della figliatura, in cui non si può la-sciarli esposti all’ intemperie •, e sebbenela natura gli abbia largamente forniti divelli per guarentirsi dal rigore delle sta-gioni, non è meno necessario di tenerliriparati durante le piogge fredde. Chi sifarà a credere che, lasciando le pecore perinteri mesi nel fango e sotto le nevi, coivelli impregnati di acqua gelata, il lorotemperamento, per quanto sia buono, nonne rimarrà offeso e non saranno assaliteda malattie ?
a Allo stesso pericolo andrebbero espostele pecore ove fossero tenute continuamen-te in piedi, o dovessero giacere sul fimo ;ma siccome non devono rimanere sotto latettoia che durante il verno,così nulla havvia temere quando quella tettoia sia ai debititempi ripulita, e si rinnovelli lo strame nelchiuso. Se tuttavia si teme danno lascian-do la greggia per tutto il verno nello stes-so luogo, non costerà gran che il tras-locare il parco. Dalla metà d’ aprile poifino a mezzo dicembre le pecore non de-
vono aver bisoguo d’ altra chiusura perguarentirle dagl’insulti dei cani che quellad’un parco costruito in modo che si possatraslocare frequentemente,con graticci d’al-tezza di 6 a 7 piedi, e panconcelli in pie-di al di fuori delle spranghe.
Importa assai che tutte le bestie delgregge sieno affatto domesticate ; perchètali essendo, loro si dà il cibo con regolamaggiore, e si lasciano più facilmente ma-neggiare quand’ è necessario di esaminareloro il corpo, come si dee fare frequente-mente ; inoltre, allorché gli animali sonodomesticati, f uomo non è costretto a cor-rere dietro al gregge, od a rinchiuderlo,per esaminare un qualche individuo ; il cheoltre alla perdita del tempo, reca lo scom-piglio in tutta la greggia, e cagiona taloraspiacevoli accidenti. Per riuscire a dome-sticare la greggia, il pastore dee essered’indole tranquilla ed accurata ; le bestiedevono venire avvezzate grado a grado,non solo a mangiare alla presenza di lui,ma a prendere il cibo dalle sue mani ;le più paurose o selvatiche devono essere1’ oggetto delle maggiori carezze. Con lapazienza e coi buoni trattamenti il pa-store in poco tempo avrà tutte le bestiepronte ed attente a’ suoi comandi, ed inogni tempo sarà in grado di farsi veniredinanzi e prendere l’individuo cui vorràesaminare. Vengo con ciò a dire che unbuon pastore dee conoscere tutti gli indi-vidui del suo gregge uno per uno, od al-meno, quando il numero sia soverchio,quelli che si distinguono.
Una delle principali cure da aversi per-chè la greggia sia sempre in buon essere,è quella di trarne fuori a tempo debitoque’ capi che sono sul declinare. Notasiin fatti che, sottoponendo tutti gli animaliallo stesso tenore d’ alimenti e di vita, igiovani, cioè quelli da i ai 7 anni, rimar-ranno in buon essere, mentre i più at-tempali saranno magri, e i più vecchi si