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Tomo XXXVII. [Supplimento.]
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tulli attaccali alla pianta con un puntodella loro periferia detto ilo o cordoneomhellicale, e 1’ organo sul quale questocongiugnesi si dice placenta. Tosto che1’ ilo non è più congiunto alla placentapuò tagliarsi la pianta qualunque sia lostato di essa.

Tornando alla mietitura dei cereali,questa si fa col falcetto o falcinola che dirsi voglia, con la falce o finalmente conmacchine apposite che diconsi mielitoi.Leggendo negli antichi autori i metodipraticati a’ loro tempi per mietere si scor-ge quest’ arte essersi poco o nulla perfe-zionala dappoi. Nella enumerazione deglistromenti agrarii lasciataci da Ausonio Pom-pa, si vede che il falcetto dei Romani erasimile al nostro, in forma di mezza luna(Innatae) con le modificazioni che tuttorasussistono in alcuni paesi, come quelladella dentellatura. Quanto ai mietitoi èprobabile che il pettine di cui parla Pal-ladio, non desse gran fatto peggiore la-voro di quelli inventati dagli Inglesi, poi-ché Egidio Negri lo propose non ha guaripel raccolto delle risaie, e fu poi ripropo-sto per lo stesso uso, opportunamente mo-dificalo, da Luigi Bianco (V. Pettine).

Della forma del Falcetto e delle ma-niere di servirsene si disse a quella paro-la, e solo aggiugneremo che alcuni rac-colgono il manipolo fra i denti di un pet-tine o rastrelletto guernito di manico, etagliano gli steli dappresso al terreno conun falcetto a lungo manico tenuto con ladestra.

Parimente agli articoli Falce si dissedelle diverse forme di questo utensile permietere, e della maniera di adoperarlo.Una specie di falce che ha più v-antag-gi in confronto di quelle ivi descritte,è quella imaginata da Francesco Ponti,che vedesi nella fig. i della Tav. XLVIdella Tecnologia , mediante la quale lespiche, senza urto nocivo, vanno a coricarsi

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a sinistra dell'operaio, non rimanendo chelegarle in covoni.

A questo medesimo articolo ed a quel-li Falciatore e Falciare si è fatto unconfronto fra il lavoro che si ha colfalcetto e quello con la falce, dicendo inquali casi 1’ uno o 1’ altro meriti di esserepreferito.

Da qualche tempo cercossi nell’ Inghil-terra d’introdurre 1’ uso di carri mieti-tori o mielitoi. Fra tali macchine si me-ritano maggiore attenzione quelle di Smithe di Bell, in entrambe le quali i cavallitirano in senso inverso del solilo, cioèspingono, a così dire, il carretto innanziad essi, invece che trarselo dietro al so-lito, come è necessario di fatto perchènon calpestino che un terreno già mie-tuto. Nella macchina di Smith il taglia-tolo è circolare, ed opera muovendosiorizzontalmente, essendo attaccato sopraun tamburo disposto in maniera che leruote del carretto girando comunicano aldisco tagliente con opportuni ingranaggiun rapido movimento rotatorio, sicché glisteli tagliati cadono formando una linearegolare. Questa macchina miete circa unarpento (ettari o,382) all’ora.

La macchina di Bell è una delle piùperfette di tal genere, e si compone diuna specie di pettine a denti molto atti-la ti e taglienti sui lati, che essendo attac-cato dinanzi al carretto prende in mez-zo gli steli e li taglia. Una tela incli-nata posta dopo di esso fa cadere sui latigli steli recisi ed una specie di naspo ègirato con molta velocità mediante unacorda eterna che abbraccia una piccola pu-leggia posta sopra il suo asse ed una gran-de portata dalle ruote del carro. Questonaspo prende gli steli e gli spigne controal pettine che dee tagliarli. Queste mac-chine però non sono ancora abbastanzaperfezionate da potersene consigliar 1’ usoesclusivamente.