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Tomo XXXVII. [Supplimento.]
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Messe

Si tentò ili ottenere lo stesso risulta-mento con una specie di inano o carro apettine, ed un tal metodo seguesi iu alcu-ne parti del Norfolk , come [iure nel di-partimento dell’ Indro e nei cantoni limi-trofi. Secondo Plinio era in uso nell’ an-tica Gallia , e consiste nel tagliare daglisteli le spiche soltanto. E bensì vero chein questa maniera si sollecita la mietitura,ma dovendosi falciare dappoi le stoppie,così non può contarsi che sopra una par-te della economia. Sembra fuor di dubbioche debba rendere molto più agevole latiebbialura. Questa foggia di mietere nonsi è però diffusa che nei paesi summento-vali, e sembra ivi pure essere stata intro-dotta solo per rimediare ai difetti dellacoltivazione. Quando invero il frumentoè invaso dalle erbe cattive, la migliore ma-niera di nettarlo è quella di raccorne lespiche soltanto ; ma è altresì il mezzo piùefficace di eternare nel terreno quellepiante parassite che tanto danneggiano1’ agricoltore.

Nei dintorni di Ploermel, nel Morbihan ,ed in altri luoghi si miete la segala lascian-dovi culmi alti un piede o più, mentreinvece l’avena tagliasi a Gor di terra. Icoltivatori stessi di quel paese non sannoperò dare alcuna ragione di questa prati-ca, né forse avvene alcuna di buona.

Abbiamo (letto a questo medesimo arti-colo nel Dizionario , come le messi dispon-gaci in Covoni o Manipoli, iu Gkkgneed in Biche, ed a queste parole si indica-rono le avvertenze necessarie perchè leraccolte non soffrano danni o solo i minoripossibili.

Quello che grandemente importa al-1’ atto della messe è 1’ attività e vigilanzadell’ agricoltore, che dev’ essere presentedappertutto, moltiplicarsi, a dir così, inlutti i punti, incoraggiando l’attività degliuni, rimbrottando la lentezza degli altri,evitaudo il disordine, la confusione, senza

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temere fatica. L’ occhio del padrone è in-dispensabile. Non possiamo resistere aldesiderio di riferire la pittura fatta da uncoltivatore francese dell’ Oise dei disordi-ni cagionati dalla trascuratezza con cui sisorvegliano spesso le messi.

Urge di sollecitare; si riceve l’ordine diattaccare e partire. Se non vi è il padrone,ilcarrettiere attacca lentamente i cavalli che fauscire di stalla uno ad uno ; i cavalli sonopronti a partire, ma l’operaio non ha an-cora preparali i legacci, e passano io mi-nuti prima che sieno bagnati e posti sullavettura. Allora il carrettiere va di passo,come se non avesse fretta, arrestandosi perparlare ad uno, per prendere un altrosulla carretta, e finalmente arriva. I mieti-tori ricevono l’ ordine di legare i manipo-li, ma vogliono finire il loro cammino, osquadrare lo spazio mietuto : frattanto glioperai ed i carrettieri cianciano e si ripo-sano sdraiati sul campo. I mietitori final-mente si accingono a legare , gli altristanno a guardarli, e solo in capo ad uncerto tempo uniscono in gregne i covoni.Quanto ai mietitori loro poco imporla chela vettura si carichi ; continuano a legare,e solo dietro la insistenza del carrettierepreparano le gregne. Dopo molle ciarle ca-ricasi lentamente la vettura,e giuguè questaalla tettoia o al granaio. Gli operai sono acolazione, quelli arrivali vanno a fare lostesso, e solo un quarto d’ora dopo siscarica la vettura, con tanta lentezza cheappena se ne scarica un covone al minu-to ; fa caldo, si ciarla, e passa un’ ora pri-ma che la vettura sia scaricala ; finalmenteparte di nuovo, ma ghigne nei campi anotte fatta, od è sorpresa dalla pioggia.Se il padrone invigila invece, ordina esollecita, tutto si fa prontamente; in luogodi due viaggi se ne fanno tre, senza temerecosì la incertezza del tempo nè la oscuritàdella notte. La sollecitudine ed il fare piùlviaggi che si può importano tanto più,