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Tomo XXXVII. [Supplimento.]
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Mestieke

L’igiene filosofica, o dell’ intera specie,ha dunque per possente antagonista l’in-teresse medesimo degl’ individui : ed eccomanifesto perchè si debba riguardarla co-me impraticabile; perchè la perfettibilitàdei popoli sia cosa impossibile.

Quella stessa professione che porge diche sussistere all’ uomo, è talvolta la causadell’immaturo suo fine: può abbreviarnela vita, tanto per la fatica dalla quale nonva disgiunta, quanto per le combinazioniche ne scaturiscono, come finalmente peglieccessi di cui somministra il pretestu o lascusa.

E indubitato che l’organizzazione sitrova gradatamente modificala, e talvoltaosservabilmente alterata dalla incessanteripetizione di non dissimili movimenti.

Ciascuna professione ha la sua foggiaparticolare di nuocere alla struttura del-1’ uomo che dedica ad essa la propria fati-ca: e ciascuna ha il suo marchio, le suestimmate, le sue malattie, i suoi accidenti,ed alcune volte anche i suoi vantaggi.

I muscoli appariscenti, le spalle assailarghe, indizii di un petto spazioso, sono lecaratteristiche del facchino. L’agricoltoreha il dorso spesse volte curvo, l’andaturapesante, la voce sonora per l’abitudine difavellar da lontano, la carnagione abbron-zita dal sole, 1’ appetito gagliardo e pro-porzionato ai lavori, ed un ampio stomacoove tutti i cibi si ingollano senza unapreferenza distinta. I macellai hanno leguancie colorite, bella carnagione, appe-tito mediocre e stomaco angusto. I mi-natori hanno la faccia livida, e gli occhisensibili alla luce viva. Quegli operai chelavorano ne’ metalli sono magri e spessefiate tremolanti.

I letterati hanno per consueto un cer-vello voluminoso, troppo spesso infiam-mato. Così nel bene come nel male i loronervi esercitano una preminenza manifesta■su! rimanente dogli organi, ed altrettanto.

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si può dire degli artisti, degli scienziati,ma specialmente dei poeti. I nervi sonopiù taciturni, più freddi, e più posati ne-gli uomiui dediti alle fatiche del corpo elaboriosi. E perciò gli artigiani sono sog-getti a malattie per ordinario più improv-vise, più acute e di un esito più pronto,pel che sono meno esposti al vaneggia-mento ed ai lunghi patimenti.

Ma se molte professioni danno origine amalattie, ve ne sono parecchie fornite diqualità preservatriei.

Gli operai, per esempio, che lavorano ilrame, lo zinco, il salnitro, vengono ben dirado attaccati da malattie d’occhi, ed èrara cosa altresì che la gotta tormenti co-loro le cui gambe sono in continuo movi-mento.

Le tessitrici, quelle che fabbricano fet-tucce e nastri, non sono esposte alle livi-dezze, come le donne oziose delle città.Il celebre Tronchin, forse per aver fattouna tale osservazione, prescriveva alle don-ne del XVIII secolo di solfregare il pa-vimento delle loro stanze. Le malattiecutanee sogliono risparmiare i votacessi,quelli dai quali viene preparato lo zolfo egli operai che maneggiano il letame di-seccato. La maggior parte dei minatorisembra immune dalla tisi polmonare.

Nei corpi dotati di molta energia, un’e-strema fatica ha potuto talvolta giovarealla completa guarigione di malattie per lequali la scienza medica erasi indarno ado-perata. Ed in parecchi casi si videro sva-nire tumori cronici, scirri e lo stesso malevenereo senza intervento del medico né1’ uso dei farmachi in quegli uomini robu-sti eh’ espiavano le proprie colpe nei ba-gni, o che per gravi trasgressioni la leggeaveva condannati ad aspri lavori.

Ma all’ opposto suole di sovente avve-nire che la costante ripetizione di ugualimovimenti porli seco viziose alterazioninella struttura, c rechi danno agli organi