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sono altresì i più sonori, e le circostanze tche influiscono sulla prima di efueste prò- £prietà influiscono sulla seconda altrettanto, i
Malleabilità, duttilità. Di queste prò- 'prietà dei metalli si è abbastanza parlato iagli articoli Duttilità del Dizionario e ]di questo Supplimento, cui rimandiamo :senz’ altro. _ 1
Saldabilità. E cosa ben nota che i me-talli possono unirsi con sè stessi o fra loro,mediante leghe più fusibili degli oggettisu cui si devono applicare, che chiamansi,per 1’ uso loro Saldature ( V. quella pa-rola), e non è quindi d’ una tale proprietàche qui intendiamo parlare, ma bensì diquella di potersi congiugnere insieme variipezzi d’ un metallo senza alcun intermez-zo, come si pratica generalmente pel ferro,con quella operazione che dicesi Bollitu-ra e pel Pi.atiso per lavorarlo. Ora siriteneva generalmente che que’ due solimetalli avessero tale particolare qualità,di saldarsi, cioè, con sè medesimi, senzafusione. Fournet tuttavia, osservando chedue lamine di piombo perfettamente politeacquistavano con la pressione semplice-mente, malgrado la imperfezione del con-tatto, una tale aderenza da occorrere unpeso di varie libbre per separarle, e chedopo il disgiungimento le superficie pre-sentano stiramenti c lacerazioni, credettericonoscere che anche il piombo si avessea porre fra i metalli saldabili con sè stessi,con la sola differenza che, invece d’esigereuna temperatura più o meno elevata, pos-sedè già nelle Circostanze ordinarie la mol-lezza bastante perchè possa farsi la sal-datura.
Dietro questa considerazione, sospettòla possibilità di trattare varie polveri me-talliche in guisa da ridurle ad uno sta-to di agglpmerazione, di duttilità e di coe-sione perfetta senza portarle al grado dellafusione. Eccettuò da queste prove i metallicrudi e fragili, perchè i colpi di martello
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o la pressione avrebbero distrutto 1’ aggre-gamento di quelli anzi che accrescerlo ;ma disse che forse sarebbe possibile tro-vare circostanze favorevoli alla coesionedi alcuni di essi, poiché lo zinco, per esem-pio, si lascia benissimo tirare per la trafilaalla temperatura dell’ ebollimento dell’ a-cqua, ed egli ottenne a caso del bismutopurissimo e duttilissimo mediante una spe-cie di liquazione, nel fare la solfurazioneparziale d’ una massa di quel metallo.
E pure evidente che in queste opera-zioni era duopo evitare le interposizioni dimaterie estranee al corpo da saldarsi, perciò che si opporrebbero al riavvicinamentodelle sue molecule ; conveniva del pari,per conseguenza, evitare che si formasseroossidi, i quali avrebbero prodotto lo stessoeffetto che qualsiasi altra polvere. Il ferro,per esempio, saldasi con sè stesso, perchèpuò sostenere senza fondersi un forte ar-, roventamento a bianchezza, che permettei di ottenere la fusione dell" ossido dellei battiture che i colpi di martello fanno: sprizzare dalle superficie poste a contat-to •, è per la ragione opposta che lo stesso• ferro, passato semplicemente per lamina-i toio, e conservando una parte del suo os-
■ sido nell’interno de’suoi fori, non dà
■ bene spesso che un fascio di fibre senza‘ intima unione, e fra le quali scorgesi con la: lente una polvere grigiastra, che è 1’ ossido, interposto, il quale distrugge la coesione
dell’ insieme.
Dietro a ciò, il Fournet incominciò glisperimenti dall’ argento in polvere ridottodal cloruro a mezzo dell’ acido solforicoe dello zinco. Questa polvere, calcata inun crogiuolo, venne assoggettata soltantoad una ricuocitura, che ne riavvicinò le mo-lecule abbastanza perchè potessero soste-nere senza fenditure leggerissimi colpi dimartello. Presa questa prima precauzione,riscaldò nuovamente, poi battè da capo lamassa col martello, c così di seguito, in