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Tomo XXXVII. [Supplimento.]
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Metalli

modo che dopo alcune operazioni ottenneuna spranga perfettamente tenace, duttileed omogenea che laminò, e con la qualefece eseguire col metodo della stozzaturaun vaso, la cui politura rendeva evidentela perfetta omogeneità del metallo. Il me-todo indicato vedesi essere esattamenteuguale a quello che si segue pel platino.

Provò in appresso con 1’ oro ottenutoin polvere mediante l’inquartazione e lospartimento all’acqua forte, ed ebbe all’attogli stessi risultamenti che per 1’ argento.

Il rame avrebbe dovuto dare gli stessieffetti se si fosse giunti ad impedire la for-mazione dell’ ossido, e Fournet tentò 1’ e-sperimento sulla polvere metallica ottenu-ta dalla riduzione del perossido con unacorrente di idrogeno ; ma incontrò gravidifficoltà, attesa la facilità con cui si for-mano indizii di protossido, anche operandosotto al carbone. Il metodo che gli riuscìmeglio fu quello di scegliere nel tubo cheaveva servito alla riduzione un grumo ap-pena coerente, della grossezza d’ una noc-ciuola, imbeverlo d’ olio ed arroventarloprontamente nella fiamma riduttrice delcannello, battendolo poi col martello, nonsenza grandi precauzioni ; imbevette dinuovo d’ olio, riscaldò, e così di seguitofino a che, dopo un calo notabile, gli ri-mase un piccolo prisma di rame, che potèpoi lavorare e laminare, come 1’ oro e1’ argento.

Fournet ritiene che l’ossido di niccolo,il quale riducesi al menomo contatto deivapori carboniosi, e che la fiamma riduttrice del cannello precipita istantaneamentein forma di polvere metallica anche inmezzo al borrace, presenterebbe gli stessieffetti dei metalli precedenti, e che si po-trebbe così ottenere in lamine quel metal-lo finora sì refrattario.

La facile riuscita de’suoi tentativi per1’ oro e per 1’ argento, destò intanto nelFournet 1’ idea di ottenere una specie di

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damascatola con que’ due metalli ; il chenon può ottenersi con la fusione. Disposea tal fine alternatamente in un crogiuolostrati di polveri d’ oro e d’argento, e trat-tando il tutto come un solo metallo nelmodo anzidetto, riuscì pienamente. Osservaperò che il metodo imperfetto da lui de-scritto è suscettibile di grandi perfeziona-menti. Potrebbesi, egli dice, a cagione diesempio, mediante l’aiuto del torchio idrau-lico, fare una piastra di polvere d’argentoagglomerata abbastanza, perchè conservas-se la forma datale. Tagliando questa piastracon istampe, e riempiendo i vani con pol-vere d’ oro, agglomerata ugualmente, neverrebbe una specie di intarsiatura che sicondenserebbe con la cuocitura, poi colmartellamento, e così di seguito, fino ache tutta la massa avesse acquistata ladensità e la coesione metallica. Ben si vedeessere molto essenziale di aver riguardo inquesta preparazione alla contrattilità deimetalli, poiché altrimenti vi sarebbero so-luzioni di continuità, e quindi rotture :Fournet però dice, non doversi temere lepiccole fenditure, le quali svaniscono daultimo sotto l’azione del martello pel riav-viciuamenio molecolare. In tal guisa osser-va potersi ottenere caratteri, figure, mar-morini, ed in somma qualsiasi disegnoincrostato o damascato in una piastra d’ar-gento e viceversa. Potrebbesi ancora so-vrapporre 1’ oro e 1’ argento, e fare diret-tamente in tal guisa un placche d’ oro deltitolo voluto e più solido dell’ordinarioplacchè. Potrebbesi anche variare la da-mascatura polendo la superficie dell’ oroe dell’argento, oppure offuscando soltantoF argento con acque forti, o l’oro passan-do sulla sua superficie del mercurio chepoi si vaporizzerebbe.

Potrebbersi anche modificare i risulta-menti e produrre coloramenti niellando1’ argento : questa operazione riuscì assaibene al Fournet intonacando la superficie