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Tomo XXXVII. [Supplimento.]
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35 o Metallocromia

esperienza le lamine, poiché sovente virimangono depositi, i quali nuocono allavivacità dei colori o si oppongono anchead ogni altro deposito.

Preparali a tal modo gli oggetti bisognaevitare di toccarli con le dita, poiché l’im-pronto di queste viene indicato da unamancanza di precipitazione o da una im-perfezione; quindi si hanno a prendere lepiù gran cure per attaccarvi i fili condut-tori, tenendo gli oggetti con un pannoli-no, il quale non abbia toccato alcuna so-stanza organica capace di aderire alle su-perficie. Dalla buona preparazione dellapiastra dipende, come dicemmo, la buonariuscita della operazione.

Conviene operare diversamente pel ra-me, pel ferro e pegli altri metalli ossida-bili, i quali, a motivo appunto della loroossidazione, non sono sempre atti a rice-vere colori belli e variati, come 1’ oro, ilrame dorato ed il platino.

Agli oggetti di rame deesi dare un pri-mo nettamento arroventandoli, poi tuffan-doli immediatamente nell’ acido solforicodiluito che segni 1 2 gradi all’ areometroed abbia la temperatura di 60 a 80 gradi.Poscia lo si avviva tuffandolo prima nel-l’acido nitrico, poscia in un miscuglio ditre parti di acido nitrico ed una di acidosolforico, con piccola quantità di sale ma-rino. Sciacquasi quindi e si tuffano gli og-getti immediatamente nel bagno alcalino,senza asciugarli con segatura, operazioneche non sarebbe scevra di inconvenienti, amotivo dei corpi estranei che si deporreb-bero sulla superficie. Gli oggetti così avvi-vati possono, a dir vero, rimanere per al-cuni istanti nell’ acqua, fuori dall’ influenzadell’ aria, ma non conviene tardar troppoper tema che si alterino.

Quando il rame è stato bene avvivatosi ottengono effetti di coloramento moltosoddisfacenti, ben lontani da quelli peròche danno f imbrunimento e la politura, e

Metallocromia

massime il primo, il quale dà una vigoriadi tinte che non può ottenersi col metallosolamente avvivato. In questo caso peraltro la operazione stessa del polimento odella imbrunitura reca sulle superficie so-stanze estranee dalle quali conviene libe-rarsi, nettando, come si è detto più so-pra, non più con una spazzola ed una so-luzione acquosa di potassa, ma bensì conun pannolino finissimo tuffato nell’ alcole,in cui vi abbia sciolta una piccola quan-tità di potassa, lavando poscia in moltaacqua.

Ogni qualvolta gli oggetti di rame o diottone, e specialmente questi ultimi, hannopiccole dimensioni di circa 2 a 5 centime-tri quadrati di superficie, il coloramentovi segue le stesse fasi che sulle superficiedorate, piccole o grandi che sieno ; maquando le dimensioni sono molto grandila superficie rimane brillante più o menoa lungo, e sembra trovarsi in uno sta-to passivo, simile a quello del ferro tuf-fato nell’ acido nitrico concentrato (V. Pi-la) ; in questo caso non avvi alcun effettodi coloramento. Si conosce immediata-mente con certezza che il deposito nonavrà luogo, quando si depone mollo piom-bo sul filo conduttore che comunica colpolo negativo, imperocché il protossidodi piombo non sopraossidaudosi dee ve-nire ridotto ; quindi pochi momenti dopola immersione si vede se avrà luogo o noil coloramento. A principio non sapeva ilBecquerel comprendere donde potesse ve-nire questo stato passivo dell’ ottone fattocomunicare col polo positivo di una pila ;ma in appresso riconobbe che la difficoltàtoglievasi facilmente facendo sì che questapila, tanto pel numero delle coppie còmeper la estensione di ciascuno de’ suoi ele-menti, fosse proporzionala alla estensionedella superficie da colorarsi.

Quanto al ferro ed all’acciaio, dopo chesi è polita la piastra, se ne stropiccia la