Metallurgia.
continuamente nel suo movimento di io- 1fazione, dal lato del focolare al camino,per ritornare verso il focolare, e cosi diseguito. Il minerale è adunque alternati-vamente riscaldato e raffreddato, indi ri-scaldato ancora. Portato caldo verso ilcamino, cede senza bisogno il suo caloreal fumo ; ritornando freddo verso il foco-lare, assorbe a pura perdita una quantitàdi calore che riporta di nuovo al fumo.
Quando lo schlich contiene metallipreziosi interessa raccogliere le polveritrascinate dalla corrente dell’ aria, e pertal fine dispongonsi dietro al fornello ap-parati che si dicono camere di condensa-zione, e sono divise, a quel modo che sivede nella fig. 11, da tramezzi che ob-bligano i gas a grandi giri prima di lasciarlisfuggire nell’ aria. Devono presentare unagrande sezione, affinchè la velocità dellacorrente vi sia quasi nulla, ciò che è ne-cessario affinchè possa deporre la polvereche tiene in sospensione.
Uno degli oggetti che si hanno princi-palmente di mira più spesso nella torrefa-zione più o meno prolungata dei minerali,si è quella di spogliarli del loro solfo, ilquale se ne ritragge in istato naturale odanche a quello di acido solforoso. Talvoltaancora in questa operazione, od anche conla semplice esposizione all’ aria continuatamolto a lungo, si mutano i solfuri in solfa-ti. Ad oggetto di facilitare questa separa-zione, E. Rousseau volle provare l’azionesimultanea dell’ aria e dell’ acqua, ad unatemperatura più o meno elevata, e fece atal uopo molte esperienze coi solfuri diferro, di rame, di antimonio e di piombo,non solamente in piccolo nel suo labora-torio, ma in massa sopra varie migliaia dichilogrammi ad un tratto.
L’apparato onde fece uso ne’suoi saggidi laboratorio era un tubo di terra, diferro, di porcellana od anche di vetro,disposto sopra un fornello, ad un capo del
Metallurgia.
quale adattava una piccola storta tubulatache conteneva dell’acqua per somministrardel vapore : alla tubulatura di questa stortauniva la canna di un mantice. Dispostol’apparato in tal guisa poneva nell’internodel tubo il solfuro ridotto in piccoli pezzi,ed a poco a poco riscaldava fino alla tem-peratura vicina al calore rovente ; alloracol soffietto inviava lentamente una cor-rente di aria, che passando sulla superficiedell’ acqua leggermente riscaldata, traevaseco tutta la umidità che poteva ricevere ;allora, tostochè la temperatura acquistatoaveva il grado indicato, cominciava la de-composizione, e tutto lo solfo successiva-mente mutavasi in acido solforoso che sisvolgeva alla cima libera del tubo, rima-nendo il metallo allo stato di ossido inte-ramente dissolforato. Una particolarità no-tabile di questa operazione si osservavamassime nei solfuri di ferro e di rame, cioèche tutti i pezzi assoggettativi, conservandola forma primitiva, raddoppiavano peròdi volume, sfogliandosi, a così dire, .mo-lecolarmente, di modo che toccandoli, diduri che erano, riuscivano tali da ridursiin polvere alla menoma/pressione, mentreinvece nelle ordinarie operazioni questisolfuri entrano in fusione tostochè si in-nalza la temperatura,nè possono esser postia contatto col ferro senza attaccarlo, in-conveniente che più non sussiste in talmodo, poiché il Rousseau tanto in piccolocome in grande può operare in vasi diferro.
Considerando quello che succede inquesta operazione, e quale offizio partico-lare vi presti 1’ acqua, il Rousseau osservache se facesse quell’ effetto chimico chepresta ordinariamente,dovrebbe essere de-composta dal solfuro donde nascerebberoinevitabilmente dell’ idrogeno libero o sol-forato, e dell’ ossigeno che sarebbe assor-bito. Non si svolge invece verun indiziodi alcuno di questi gas, raccogliendosi