Metallurgia
passa dalla prima alla seconda, dalla se-conda alla terza cassa, ecc-., non cado im-mediatamente sopra la gliisa, ma sopra ilcoperchio, pei fori del quale va poi a ca-dere sopra la ghisa, divisa in goccioline aguisa di minutissima pioggia, il che molli-plicando i contatti giova mirabilmente alladecomposizione del solfato di rame ed allaprecipitazione del metallo.
» Questa fabbrica è «loppio, così che lecasse sono quattordici ; il grande serbatoiocomune alle due casse è costruito di mat-toni, ed esso pure viene riempito di ghisa.Con tale fabbrica si mette a profitto tuttoil vetriolo di rame, che la natura formanel sotterraneo, e si ottiene con minimaspesa una grande quantità di rame di ce-mentazione a freddo. »
A questa diligente esposizione, che sol-tanto può servire oggidì di utile memoria,giacché quelle acque, per una causa, ches’ ignora, non si dimostrano più attive acotanto utile metodo seguito da altro facile,spedito e perenne, aggiunse il Cornianialcuni avvertimenti dei regolamenti disci-plinari, servendosi espressamente dei ter-mini del loro dettamento a generale intel-ligenza di quegli operai.
I. Era dovere del capo, unitamente al-1’ assistente alla cementazione a freddo, diincessantemente osservare, se il corpo del-1’ acqua proveniente dal sotterraneo simantenesse di ricchezza uguale, e cono-scendosi una deficienza ne dovevano rin-tracciare il motivo, e prontamente rime-diarvi, qualora taluna dannosa distrazioneconosciuta avessero. Perciò il capo allacementazione suddetta passava di concertocol capo dei macchinisti per la internaregolazione dei condotti ; ed era precisodovere del suo assistente di trascorrereciascun giorno almeno una volta tutta lagalleria di san Francesco fino alla macchi-na, tratto di sotterraneo cammino fiuo alpozzo capitale di metri iot4-
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li. Doveva pure osservare se si mante-nessero in buon ordine i cannoni o condottidi larice, che dalle velriolerie dovevanoportare 1’ acqua nella nuova vasca ; a taleoggetto era preciso dovere dell’ assistentedi sempre tenere apparecchiati nuovi con-dotti di legno, per sostituirli prontamentea quelli che manifestavano qualche diletto.
III. Si doveva impedire, precipuamentenel verno, che nell’ edilìzio entrasse del-l’aria, la quale potesse rallentare con dan-no notabile l’operazione.
IV. Ogni due giorni si nettava daglioperai il ferro riposto nei cassettoni, perraccogliere le grassure, che si erano accu-mulate sulla superficie della ghisa, inco-minciandosi dal cassettone superiore, eprogredendo fino all’ inferiore, cioè facen-dole scorrere da quello a questo, e racco-gliendole nell’ ultimo ; osservando in paritempo, se taluno bisognava di ferro perrimettervi la quantità necessaria, che sem-pre veniva con annotazioni c registri dalcapo dispensiere controllata.
V. Nell’ultimo sabato di ciascun mesesi levava con la tromba l’acqua dalla vascaegualmente per togliere le grassure ches’ erano depositate sopra il ferro, le qualisi radunavano in uno degli angoli internidella fabbrica, acciò si spogliassero dal-1’umidità, ed asciutte si consegnavano alcapo della torrefazione degli stoni, grassu-re e brunini ; avvertendo però nella con-segna di non confondere per la rilevazionedel peso, quelle raccolte dai cassettoni,con quelle levale dal serbatoio suddetto.Egualmente si faceva raccolta di quellegrassure che pervenute alla superficiedella vasca si raccoglievano con un feltro,sopra il quale venivano a depositarsi consuccessive ripetizioni nella distesa superfi-ciale di questo.
VI. Non si potevano trasportare da essafabbrica le dette grassure raccoltesi in cu-jmulo, se non erano presso clic asciutte, e