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Tomo XXXVII. [Supplimento.]
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4 o 8 MetaI.I.URGIA

Nulla di nuovo non più avvi in questometodo per quanto si riferisce alla intro-duzione dei metodi galvanoplastici nel trat-tamento dei minerali di rame, cosa fino dal1841, come vedemmo, suggerita da chicompila questa opera. Nulla di nuovo nel-la sostituzione del ferro battuto allo zinco,fino d’ allora propostasi da quel medesi-mo ; nulla di nuovo nella sostituzione del-la ghisa al ferro battuto, già suggeritadallo Schubert nel settembre del 1841,come accennammo a pag. 402. Quello chevi ha di nuovo veramente, per quanto cre-diamo, nel metodo del Dechaud si è l’usodel solfato di ferro e il modo di mantene-re tanto questo che la soluzione del ramead un grado costante di densità. Confessia-mo però riguardare entrambe queste inno-vazioni piuttosto come dannose che utili,e crediamo ne sarà facile mostrarle tali.Suggerivamo nel 1841 di applicare al trat-tamento dei minerali il metodo galvano-plastico, senza dire di più, tale, cioè, qualeera generalmente adoperato, quale era in-dicato dal Jacobi, dallo Spencer e da moltialtri che scrissero su quell’ argomento ;senza altra differenza che quelle di usarviferro invece che zinco ed acqua pura inve-ce che acida, notando tuttavia doversi conla pratica verificare se in qualche caso po-tesse giovare 1’ uso moderalo dell’ acidood anche quello di una pila a più coppie.Le difficoltà di cui tanto si parla nella de-scrizione del metodo dei chimici francesinon sussistevano in questo caso, imper-ciocché vennero create dal loro metodostesso, nel quale vollero, e non si sa per-chè, allontanarsi da quello semplicissimodel Jacobi, cui due sole e semplicissimemodificazioni, per oggetto di economia,eransi da noi suggerite.

In vero dall’ uso del solfato di ferrosoltanto venne la difficoltà di evitare chesi deponesse del ferro insieme col ramerendendolo impuro. Invece, operando cod

Metallurgia

la sola acqua, nel modo da noi sugge-rito, non si formava che pochissimo sol-fato di ferro, ma solo un ossidulo cheprecipitava al fondo del vaso, facile a to-gliersi, e di più facile a smerciarsi per leutili applicazioni onde era suscettivo. Conquel metodo bastava mutare di tratto intratto 1’ acqua e sostituire il ferro quandooccorreva.

Dall’ uso della soluzione non safuratadi solfato di rame ne venivano poi incon-venienti gravissimi ed infiniti : citeremoprimo di tutti fra questi il non ottenersiche un 5 o per 0/0 di rame in lastre, equeste pure tali da abbisognare di esserelaminate prima che venir poste in com-mercio ; mentre invece si sa potersi averetutto il rame iu lastre, mantenendo la so-luzione di rame sempre satura. Per talmotivo non parlarono i chimici francesidell’ altro importantissimo vantaggio dipotersi ottenere nelle miniere, anziché la-mine, vasellami , ornamenti e simili og-getti, come da noi proponevasi, perciò cheil rame ottenuto da soluzioni non saturenon presenta sufficiente coesione, e questivasellami od altri oggetti ottenuti coi me-todi dei chimici francesi, avrebbero abbi-sognato poi di una battitura a martello,come le loro lastre di rame, confessanoeglino stessi, abbisognare di una laminatu-ra. Soltanto insomma per 1 ’ uso di solu-zioni non sature hanno a temere gli ob-bietti della ossidazione di una parte delmetallo precipitato e della crudezza del-1’ altro.

Se a tutto ciò aggiungansi i notevoliimbarazzi che cagionare dovrebbe il biso-gno di queste grandi quantità di soluzioni,le quali, spogliate soltanto nell’ apparatogalvauoplastico di una piccola quantità delrame, avrebbero dappoi a concentrarsi efarvele ripassare di nuovo, si vede quantiobbietti, difficoltà ed aumenti di speserechino da ultimo i metodi, ingegnosi del