Metallurgia
resto, coi quali proponesi di ottenere lacostanza nello stato della soluzione, me-diante la circolazione di essa.
Proponendo noi invece semplicementedi applicare alla riduzione del rame il me-todo galvanoplastico, intendevamo eviden-temente che si avesse a procedere comein quello generalmente si usava, cioè anon trattare che soluzioni sature di solfatodi rame, mantenendole tali col tenervisempre immerso un eccesso del sale, cioènel caso speciale, una certa quantità delminerale torrefatto che contiene il solfatomedesimo, da mutarsi quando fosse stataesaurita la quantità di solfato che vi sitrovava. Questo nostro suggerimento adaltro non ridueevasi se non che a farein grande quello che comunemente face-vasi in piccolo, mantenendo sempre delsolfato nella soluzione ed aggiungendoce-ne mano a mano che quello fosse consu-mato. La sola differenza stava che invecedi porre nella soluzione il solfato solo selo metteva con le altre sostanze cui si tro-va frammisto nel minerale, levandosi que-este quando si era tutto disciolto il solfatodi rame.
Ora, se si considerano da una parte lecure che esige 1 ’ apparato di Dechaud edi Gaultier, la mano d’ opera che occorreper preparare le soluzioni e per metterlenei vasi opportuni alla circolazione e le-varle : se si guardi dall’ altro alla sommasemplicità di un apparato comune galva-noplastico ordinario, fatto solo in dimen-sioni più grandi, con trammezzi di cartone,se vuoisi, di sabbia contenuta fra due teleod altro simile, nel quale non si abbia chea mutare i minerali quando sieno esau-riti, rimettere il ferro, o meglio la ghisa,dietro l’insegnamento dello Schubert , emutare di tratto in tratto P acqua in cuiquesta trovasi immersa, si vedrà di quan-to prevalga questa maniera di operare sul-P altra, anche per sola facilità e sempli-Suppl. Diz. Tecn. T. XXIII.
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ticazione. Che se poi a ciò si aggiungala migliore qualità del rame ottenuto, ilnon avervi nè polvere nè ossido, e lapossibilità di produrlo a bella prima fog-giato come si vuole, riuscirà incomprensi-bile, a vero dire, come il Dechaud ed ilGaultier, abbiano tanto affaticato ed im-piegato tanto ingegno per allontanarsi daciò che già erasi fatto.
Non potemmo a meno d’ inserire unreclamo su tale proposito nello stesso gior-nale francese in cui ci venne prima vedutala descrizione del metodo di Dechaud fa)e questo reclamo non ottenne ancora ri-sposta, lo che ci sembra una prova clic siconviene nella giustizia di esso.
Tuttavia se gli autori francesi giunge-ranno di fallo ad ottenere praticamenteP intento d’ introdurre P aiuto dell’ elet-trico nel trattamento dei minerali di rame,si acquisteranno per ciò solo grandissimoed incontrastabile merito, e resterà a noiil dispiacere che la nostra voce non po-tesse suonar più autorevole, e non avesseperciò accoglimento migliore, allorché,quattro anni sono, proponevamo che ciòsi facesse nelle miniere di Agordo. I di-fetti che abbiamo notali nelle innovazionifattesi alla nostra proposta risulterannocerto all’ atto pratico più evidenti, e saràfacile ripararvi, risalendo, come tanto spes-so si fa nelle arti, dal più complicato alpiù semplice, dal metodo di Dechaud alnostro. Tutto induce a sperare che lacosa ottenga in Francia altro accogli-mento da quello che ebbe in Italia , poi -ché lo stesso Becquerel ne fece relazionefavorevole all’ Accademia delle scienze diParigi , e la Commissione scelta da quelladichiarò che P applicazione in grande diquesto metodo elettro-chimico pel tratta-la) Echo du Monde Savaut, secondo se-mestre del 1845, col 229.
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