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Tomo XXXVII. [Supplimento.]
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ili niccolo, la quale contiene solo pocozinco, il quale si leva mediante 1’ acidoacetico diluito. Quando si opera con uncilindro di zinco, locchè talvolta presentaqualche vantaggio, si spazzola di trattoin tratto la superficie immersa per toglier-ne tutta la materia polverulenta dcposta-visi. Quando la operazione è finita si ra-schia con forza la superficie dello zincoper levare tutte le parti polverulenti dicobalto che la spazzola non avesse potutostaccarne. Pel buon esito della esperienzaoccorre che lo zinco sia quanto più puroè possibile, e specialmente privo di arse-nico e di rame. Se contenesse del ferronon vi avrebbero grandi inconvenienti.

Allorché si opera verso gli 8o° centi-gradi, ed anche alcun poco al disotto, 1’ a-zione è meno tumultuosa. Lo stato didivisione del cobalto non è più così gran-de, e si possono in tal guisa ottenere pic-coli tubercoli che col brunitoio acquistanolo splendore metallico.

Avvi un mezzo assai semplice di farreagire lo zinco in polvere finissima soprauna soluzione metallica, facendovi con-correre possentemente la elettricità che sisvolge nella reazione. Basta a tal fine ope-rare in un vaso di platino, nel qual casolo zinco, il platino e la soluzione formanouna coppia voltaica: il platino essendo ilpolo negativo trovasi nello stato più favo-revole per non essere attaccato dai cloru-ri: lo sarebbe soltanto nel caso iu cui siimpiegassero sali acidi, oppure soluzioninella potassa. La sola difficoltà sarebbenel pericolo che il metallo depostosi ade-risce sul platino.

Con metodi convenienti e senza moltespese, potrebbersi forse, con mezzi più omeno analoghi, ottenere 1’ osmio, 1’ iridioed altri metalli, che potrebbero trovarenuove ed importanti applicazioni nelle artitostochè fossero resi meno rari e di minorcosto per conseguenza.

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A. Parkes di Birmingham propose re-centemente una diversa maniera di ottene-re i metalli dai sali di essi, senza scioglierequesti sali nell’ acqua, come sempre si erafatto dapprima. Egli imaginò di usare in-vece per lo stesso oggetto i sali metallicio combinazioni di essi allo stato di fusio-ne ignea, avendo trovato specialmente van-taggiosi in questa operazione gli ioduri, icloruri ed i fosfati, ma notando poterseneimpiegare molti altri, ed in generale tuttiquelli che sono al caso di formare unacombinazione stabile col metallo, quandosono allo stato di fusione ignea.

Osservò pure potersi adoperare convantaggio questi sali combinati ad altrisali, come diremo più innanzi, evitandodi usare sali che decompongano quei me-talli che voglionsi ripristinare. Daremo unesempio di questo metodo applicato al-1’ argento.

Prende il Parkes tre chilogrammi dicloruro di argento e li fa fondere o lique-fare io un vaso capace di sostenere il ca-lore, e tale che non venga attaccato daisali fusi, pel che trova preferibili a tuttiquelli di argento o di ferro smaltato.

Quando il sale o le combinazioni deisali sono liquefatti, sospende in quel bagnoprima una piastra di argento fatta comu-nicare col polo negativo di un apparatoelettrico qualsiasi, poi vi tuffa l 1 oggettosul quale vuol raccorre P argento, facen-dolo comunicare col polo positivo dellostesso apparato. Ben presto ricopresi que-sto d’ uno strato d’ argento e si ottiene laconveniente grossezza , continuando adagire quanto tempo occorre. Invece delcloruro possono anche usarsi tre chilo-grammi di ioduro d’ argento che si fondeallo stesso modo.

Volendo aggiugnere altri sali a questocomposto di argento per avere un ba-gno più abbondante e meglio farvi le im-mersioni, il Parkes preferisce P ioduro di