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Tomo LIV. [Supplemento.]
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ze eh’ esse presentano fra loro fosseroin rapporto costante colla loro antichitàrelativa.

Ei si fu dietro a quest’ idea eh’ eglidivise il suolo in terreni primitivi e ter-reni secondarii : i terreni primitivi es-sendo, secondo lui, caratterrizzati per laloro disposizione massiccia non stratifi-cala, la natura delle roccie a testura cri-stallina non contenendo alcun frammentod’altre roccie che si potesse considerarecome preesistenti, ed alcun avanzo dicorpi organizzali. Erano i graniti, i por-fidi, e la più parte delle roccie, rico-nosciute al giorno d’ oggi come di for-mazione ignea, che si credevano alloraesclusivamente collocate sopra tutte lealtre roccie, nelle profondità, e la cuiposizione elevata al centro delle catenedelle montagne spiegavasi colla supposi-zione eh’ esse non fossero state ricopertedai terreni secondarii formati nelle acquegraduatamente meno profonde.

I terreni secondarii comprendevanotutte le roccie disposte in filari, vale adire in banchi, strali o letti più o menodensi e paralleli fra loro, nei quali si no-tavano dei frammenti o particelle racco-state per aggregazione, ed avviluppantidei resti di vegetabili o di animali. Dopoaver ammesso queste due classi divise diterreni , la scuola verueriana non tardòmolto a riconoscere la necessità di sta-bilire fra esse una classe intermediariao di transizione, perchè in effetto 1’ os-servazione fece vedere che i caratteri cheseparavano di una maniera così assolutai terreni primitivi dai terreni secon-darli s’incontravano presso nelle stesseparti del suolo, e nei deposili che si al-ternavano parecchie volte fra loro. Ri-sulta dalla introduzione della classe deiterreni di transizione o intermediarii, chenon si seppe ben presto più a qual partedel suolo si potesse riservare il nome di

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terreno primitivo ; perchè ogni giornosi scoprivano delle roccie massiccie a te-slura cristallina non contenenti nè fram-menti nè fossili, che ricoprivano ed eranoevidentemente più recenti delle roccie diaggregazione, stratificate e fossilifere, loche doveva essere ; mentre per il fatto,dati ci erano come caratteri di età deicaratteri che non erano dovuti che almodo di formazione, e mentre le diverseformazioni sono gli effetti delle cause cheagiscono simultaneamente od alternativa-mente secondo i luoghi.

Nè meglio si riuscì, volendo dividereiterreni in terreni azootici non racchiu-denti corpi organizzati, e per conseguen-za anteriori alla creazione degli esseri( secondo 1’ idea degli autori), ed in ter-reni zootici contemporanei della creazio-ne, e contenenti dei fossili. La presenzao I’ assenza dei fossili non è altrimentiun carattere di età, ma soltanto un ca-rattere dovuto al modo di formazione,poiché le roccie di formazione ignea ditutte le epoche, che per conseguenzapossono incontrarsi nei più antichi terre-ni, come nei più recenti, non contengonomai fossili partendo dalle lave che sortonoal dì d’ oggi dalle viscere del Vesuvio edell’ Etna , fino ai graniti, che costitui-scono forse il suolo primitivo.

I minatori hanno creduto anche dipoter distinguere i terreni a jiloni daiterreni a strati ; ma questa distinzione,vera in molte località, non ha niente diesclusivo ; certi depositi massicci tagliatida filoni abbondanti e numerosi, essendopiù nuovi di altri depositi sterili e stra-tificati ; queste sono circostanze che ten-gono sempre al modo di formazione,e che sono, per così dire indipendentidall’ età.

I terreni costituiscono una serie con-tinua, dai più antichi depositi che hannoricoperto il suolo fondamentale o primi-