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tagne tirolesi e con quelle dell’ altaprovincia di Vicenza , ed estendesi sinoall’estremo confine di nord-ovest ove ilMontebaldo si estolle, che sta imminenteal Benaco . I suoi confini dal lato meri-dionale quando più s'avvicinano e quandomeno alla città di Verona , ed in generalearrivano, per indicare qualche luogo, nelBaldo sino sovra i prati di Brenzone, edal borgo della Ferrara , attingono neiLessini le più elevate sommità del Pa-stello, e sorgono dopo i villaggi di Chiesanuova, Velo, e S. Gio. Barione . Il piùelevato vertice è sulle creste del Baldo,e precisamente la sommità mediana delletre, onde è formato il Monte maggiore, eche da que’ montanari, pei segnali cheivi eransi altre volte stabiliti, si appella ilTelegrafo. Secondo le misure rilevate,ed ultimamente anche dal Pollini, ascen-derebbe questa vetta a metri 3 2 54 SU 1livello del mare.
» Ella sarebbe cosa pressoché noncredibile, se non fosse un fatto di facileverificazione, il dire che nella più bassaparte di questa regione scorgesi talvoltadissodato il terreno, a cui si affida il fru-mento. Ma con quale vantaggio? Oh comesovente nel suo peggio ostinandosi gitta1’uomo la sua fatica! Rarissime, e nonnutrite spiche veggonsi spesso spuntaresul mal dissodato terreno. Più vantag-gioso sarebbe forse il seminarvi la spelta,e più che ogni altra coltivazione sarebbecerto acconcia ed utile quella del solanotuberoso, di cui verrà occasione di par-lare alquanto più innanzi; ma niunaforse pareggerebbe quella del prato.Da ciò che vedesi sul Baldo intornoai casolari della Ferrara sopra le spondedi quelle purissime e limpidissime acque,ed alla medesima altezza in varii luoghidei monti Lessini, egli è certo che infi-nitamente maggiore sarebbe il prodottodel fieno. Chi vide rigogliosamente fio-
Tehreni
rito alcuno de’ prati irrigatoni de’ piùpingui terreni, in sull’ avanzarsi delmaggio, potrà formarsi una idea di queivaghissimi e fertilissimi prati che co-prono generalmente la più bassa partedi questa regione. La qualità delle erbedi eui si coprono è generalmente lamigliore, educando essi molte pianteleguminose (i) e graminacee alpine, diottimo sapore ed eccellente nutrizioneal bestiame.
» Una obbiezione però potrebbe a pri-ma giunta affacciarsi, ed è la difficoltàdei trasporti, ma le strade rese prati-cabili sino nelle più alte contrade, di-minuiscono infinitamente questa difficol-tà, che sarebbe tolta del tutto quando sipensasse ad aumentare il numero deibestiami da educarsi, in maniera chetutto potesse consumarsi in quei mede-simi luoghi il foraggio che venisse rac-colto. E quando questo numero di be-stiame venisse aumentandosi, ne tor-nerebbe egli proporzionato vantaggio aiprivati, ed ingenerale alla provincia?Non esiteremo un istante a risponde-re affermativamente. Onde si hanno in
(i)Fra le leguminose possono annoverarsispecialmente le seguenti: Trifolium praten-se L., Coronilla varia L„ Onobrychis sali-va [.am., Cytisus hirsutus I.., C. CapitatusJacq., C- Supinus I.., oltre a molte altre. Leprincipali graminacee sono: Festuca praten-sis lluds., F. montana Sternb. , Bromus ar-vensis L„ Avena pratensis L., A. orientalisSchreb., ffolcus avenaceus Scop., Hierochloèaustralis R. S„ e molte altre. Oltre a questevedesi quivi un numero cousiderabile di Or-chidee fra cui segnatamente si annoverano:Platanthera bifolia Rich., Gymnadeniaodoratissima e G. Conopsaea Rich., Orchismorio L., O, mascula L„ O. maculata L., Ni-gritella globosa Reich, ecc., le quali per lamolta sostanza mucilagginosa e fecola che con-tengono forniscono ottimo alimento, oltre algrato odore che alcune di esse comunicanoal pascolo col loro aroma.