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questa provincia i molti bestiami cheabbisognano alle opere ed al macello ?Si tolgono essi alle veronesi razze, o nonsi veggono invece i più derivare dalle re-gioni oltre Po, e sovente ancor dal Ti-rolo ? E non è questo un danaro cheesce della provincia, e perciò sottrattoalla circolazione interna? Senza più di-lungarci , cercando di provar ciò chesembra troppo evidentemente provato,conchiuderemo, che la veronese pianurasomministrando generalmente maggior co-pia di cereali di quello che sia l’ordinarioconsumo, torna inutile il poco di questiche scarsamente si raccoglie in questaregione ; che quella merce di cui piùscarseggia la provincia, e che molto nu-merario fuori di essa trascina, è il bestia-me, e che a tale difetto si potrebbe ingran parte sopperire raccogliendo foraggied educando in maggior copia bestiamii» quei luoghi ove per le loro leggi ve-getative allignare non possono i cereali.
» Quello che dicesi del bestiame puòripetersi ancora nel fatto degli alberi cheforniscono legnami da fuoco e da costru-zione. Assai altamente fu deplorata e sideplora, e forse ancora non abbastanzaper molti, la distruzione di quelle anti-che selve che la inferior parte altra voltavestivano di questa regione. Non par-leremo degli accidenti meteorici da cui sivollero in gran parte per esse difese lesottoposte pianure ; nè dell’ ostacolo chedovettero frapporre al rapido scioglimentoe discendere delle nevi, nè della maggiorcopia di materiali, che pel difetto di taliostacoli vengono di continuo trasportatinei torrenti, e da questi nei fiumi ; cheperciò appunto alzando a dismisura illor letto, minacciano altamente le sotto-poste contrade. Tali questioni furonomolte volte discusse, e tuttavia lo sonoper molti dottissimi ingegni, e tutti allaPerfine s’ accordano a deplorare i danniSuppl. Din, Tecn. T. XL.
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che emersero pel taglio delle selve a cuisi vorrebbe porre riparo ripristinandole.Ci limiteremo a fare un cenno soltan-to sui vantaggi economici, osservandoche moltissima parte del danaro che daquesta provincia ritrae il Tirolo po-trebbe rimanere nella istessa provincia,se più si potesse raccòrrò di legnaminon meno da opera che da fuoco. Moltidi questi potrebbero anche rilraersi dallaregione montana, come cadrà in accon-cio di dire ; perocché molti utili alberi,come le quercie, gli aceri, eco., non alli-gnerebbero nella Alpina regione ; ma inquesta proverrebbero bene molle utilis-sime, anzi necessarie stirpi, come sareb-bero il pino, 1’ abete, il larice, il faggioed altre. Del che fanno indubbia testi-monianza quelle che veggonsi sussisteretuttavia sovra i monti Lessini, ove a pre-ferenza crescono le conifere, e nel Baldo,ove scorgesi più rigoglioso sorgere il fag-gio. Chiunque inoltri il piede in una diqueste selve, che a tratto a tratto sul Bal-do per proteggere talvolta dagl’infortuniii bestiami furono sottratte alla scure, nonpuò a meno di non meravigliarsi, in ve-dere la smisurata mole di quei faggi che1’ urto affrontarono di più secoli, e sottoi rami dei quali la forza luminosa si an-nienta de’raggi solari. Da queste poche,che di ristrettissimo spazio e rarissimeancor sussistono, può assai fondatamenteargomentarsi quanto quivi siano favore-voli le circostanze alla vegetazione di talialberi, e quali e quanto utili sarebberoquelle antichissime selve se ancor sussi-stessero. Ma a noi non è dato che di ve-dere questi mali senza avere il modo diripararvi, se il di non venga in cui sì inquesta che nella sottoposta regione nonsi prenda il partito di risarcire ai dannicol ritornare all’ antico stato il dorso deimonti ; ad ottenere il quale scopo piùprontamente e con maggiore utilità do-
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