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Tomo LIV. [Supplemento.]
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che occorre per ciascun anno nella pota-tura delle vili della collina e del piano,oltre a molti altri lavori agresti, ed è daciò che deriva il prezzo elevato a cui sivendono tali vimini sulla nostra piazza,giungendo talvolta persino a L. i,5o au-striache ed anche più il peso di libb. 25veronesi sottili ( kil. 8,335 ). E questoper certo un consideralo! prodotto, diogni anno; imperocché ad ogni primaveravogliono essere tagliati i vimini che nelsecondo anno invecchierebbero perdendo,per l’accrescimento del tessuto legnoso,la necessaria flessibilità. Se non che que-sta coltivazione non può essere generale,ma soltanto di quei terreni cui le sotter-ranee sorgenti rendono freschi e spugno-si. Allorché incontri di questi terreni,prenda coraggio 1’ agricoltore ad edu-carvi tali specie di salici, e caverà percerto premio abbondante della sua spesae fatica.

» Nessuna parola faremo qui del gelsonè della vite. Le condizioni necessariealla loro vegetazione, come vedrassi asuo luogo, le escludono allatto da questaregione. Ma bene altri alberi possonoqui educarsi con buon profitto, e segna-tamente parecchi alberi a frutto. In mol-te parti della regione montana dassi opera,da tempo assai lungo, a questa coltiva-tone, ma dovrebbe dessa ampliarsi, pe-rocché concilia il minor danno che tornaper la coltivazione dei monti, con un as-sai vantaggioso prodotto. In questo casonon si richiede dissodamento di terreno,onde le pioggie non denudano gli spaziidi suolo cosi coltivati, e però, cessandoil danno del continuo ingrossamento deitorrenti e dei fiumi, si possono ottenerem pari tempo due prodotti, quello cioèdegli alberi, e quello del prato sotto-posto.

” Venendo poi a parlare particolar-mente delle specie d' alberi a coltivarsi,

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parrebbe che quindi dovesse escludersiil noce, siccome quello che colla suatroppo densa ombra nuoce alla vege-tazione della sottoposta cotenna erbo-sa. Oltre a ciò assai tardo è lo svilup-po di quest’albero, abbisognando lun-ghi anni innanzi che possa raccorsene ilfrutto, il quale offre ancora assai lievevantaggio. Potrebb’ essere questo com-pensalo dalla qualità del legno, assai pre-giato, come sa ognuno, nell’ opera di fa-legname; ma per ottenere quest’utile de-vono trascorrere parecchie generazioni,onde torna infruttuoso per chi togliesse apiantarlo. Escludendo però quest’ alberodai frutteti montani, non è che non pos-sa coltivarsi in molti luoghi della stessaregione, e specialmente sul ciglio di mol-te valli, ove non ap>porta alcun danno ;ed il fatto dimostra che può crescere ri-goglioso giungendo talvolta anche adenorme grossezza.

» Una scorta sicura per non cadere inerrore nella scelta degli alberi fruttiferida coltivarsi sui monti noi l’abbiamonella stessa natura. Allorché inoltriamo ilpiede nelle selvette montane e subalpine,fra gli aceri, fra’ carpini e faggi, vediamonaturalmente spuntare qua e là alcuniarbusti, che, sebbene nel loro stato sel-vatico producano fruita di sapore asproed austero, pure sono i tipi di quellepiante, che ingentilite per una solertecoltivazione, solleticano colle lor fruitadolcemente il nostro palalo. Sono questii peri, ed i pruni, dai quali generi di-scendono le principali e numerosissimevarietà degli alberi fruttiferi che popola-no i giardini. Oltre alle moltissime va-rietà del pruno domestico, derivano an-cora da questo genere le svariate stirpidel ciliegio dolce ed acerbo, ed i diffe-renti ibridismi che risultano dal mesco-lamento di queste due specie. Le innu-merevoli varietà del pomo e del pero,