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scia sacrilega «li un avaro ignorante ap-paltatore.
» Ma per ridurre a bosco un terrenoegli è pur forza che questo possieda unasufficiente profondità. Quanto questa èmaggiore, e tanto più di vantaggio puòricavarsi dal bosco ; perciocché possonocoltivarvisi delle specie arboree di cui leradici si approfondano notabilmente nelsuolo ed il ceppo ingrossa e piglia pro-porzionatamente di forza per cacciar mol-ti e ben nutriti polloni. Anche ove ilsuolo non abbia che centimetri 5o all'in-circadi profondità, puossi ivi ancora edu-care a bosco l’avellana, il corno, il me-spili, alcuni salici arborescenti ed altrespecie ; ma dove la profondità è minoredei 20 centimetri, piuttosto che vedervivarii cespugli di ginepri, di qualche sa-lice fruticoso, eriche e simili, crediamopiù opportuno 1’ applicarsi ad altra fattadi coltivazione. E questa il prato, chepensiamo essere la più utile dopo delbosco e pel fieno e pel pascolo che sene può ricavare.
» Quale pertanto sarà la maniera diprato che debba prescegliersi? Per certoil prato stabile, imperciocché di pocofruttuosa sarebbe la fatica del formarloquando poi si dovesse dissodarne il ter-reno. Bimane ora ad esaminarsi quali fa-miglie di piante tornerebbe più utile ilcoltivarvi.
» Se la sconsigliata mano dell’ uomo,portando sugli alti monti 1’ aratro, nonavesse turbata 1’ opera della saggia na-tura, avea ben questa sovra i dorsi mon-tani mm coperti di bosco follo crescereuna fìtta cotenna erbosa che costituitaper la più parte da piante graminacee,sinanteree e leguminose avviano pòrtonutritivo pascolo e saporito al bestiame.Questa per certo sarebbe la miglior sortadi prato . Il vederne alcuni che tuttaviaesistono sulla regione montana del Baldo
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e dei monti Lessini, ove 1’ erba fitta permodo che non lascia trapassare sul ter-reno il raggio di sole, e nel tempo dellasua maturità perviene all’altezza di oltreun metro, basta a renderne una inelut-tabile prova. Ma dove il terreno è disso-dato, ove le pioggie non gli lascian riposo,affinchè le radici delle t^j^re gramignepossano abbarbicarsi e formare una sla-bil cotenna, ivi è pur necessario che ven-ga 1’ arte in aiuto, cercando di rendereutili que’ vasti spazii, che, malaugurata-mente dissodati da prima, ora giaccionsiabbandonati ed incolti. La pratica vuolesser quella che usasi sulla pianura a for-mare i prati artificiali. Di troppo brevedurata però sono la mediche ed i trifogliper un prato che deve durar sempre, edinoltre originarie le più di queste speciedai paesi australi, mal proverebbero sot-to il rigoroso clima dei monti. Naturaperò sempre provvida e saggia ci additail mezzo onde supplire a tal uopo.
» Sovra gli aridi scagliosi dorsi deimonti e delle colline spunta naturalmen-te una pianticella, della quale i fiori diun bel colore porporino fiammeggiante,disposti a spica allettano la vista del pas-saggero, ma più 1’ erba col suo saporesolletica il gusto degli animali. È questala lupinella (Hedysarum Onobrychis, L.Onobrychis sativa , Lam.) che i Fran-cesi , per antonomasia accennando allasua qualità, appellano fieno sano. Que-sta, della famiglia delle leguminose, noncede punto per le sue proprietà alimen-tari nè alla medica nè al trifoglio, e nelcaso nostro si presta assai più per laformazione dei prati montani. Da lungotempo in questa regione è quest’ erbacoltivata in molte situazioni, ma per lasua utilità e convenienza meriterebbe diessere viemaggiormente diffusa. Le usatericerche potranno farne iuduhitabihnenleconoscere la convenienza.