Te MERI
così potrebbe dirsi delle colline vulcani-che, il terreno delle quali non contenen-do che in picciola quantità la calce, fa-rebbe scarseggiare uno dei materiali dinutrizione. Ed in vero, chi tutto a lungopercorra quelle colline che circondano lavalle di Roncà, specialmente all’ estremolato dell’ est, non vedrà quivi coltivatoP ulivo, che forse in altri tempi si conob-be non prosperare in quel terreno. Re-sta il dubbio che coi colli vulcanici al-tri confondessero i colli di natura calca-rea, i quali o sui loro fianchi, o sopra lavetta manifestano P esistenza di roccietrappiche. Le colline pur esse di vallePantena, ove vegeta prosperamente Puli-vo, danno a vedere a quando a quandoil basalto, che pure ritrovasi alle faldedel monte Baldo fra le borgate di Bren-zone e Malcesine , ove l’ulivo aggiunge con-siderabili dimensioni. Ma in quei luoghila base del terreno è calcarea, ed i mate-riali basaltini che vi si trovano commistinon sono che accidentali.
Ciò in quanto risguarda l’assorbimen-to delle materie minerali ; reniamo oraconsiderando le condizioni che favorisco-no la vegetazione dell’ ulivo.
Nei dirupi delle colline benacensi, inmezzo ai cespugli del frassino e della fìl-lirea, vedesi sorgere talora un arbuscellospinoso con foglie piccole ed abbreviate,che di raro fiorisce, e che porta quasi maifrutto. E questa la varietà salvatica del-P ulivo ( Olea sylvestris , Matth. O.Oleaster , Lk. ). Da ciò rileviamo chesebbene tal pianta non sia affatto estraniaal clima, pure abbandonata a sè medesi-ma non troverebbe le condizioni neces-sarie al suo prosperoso crescimento. Lavera patria dell’ ulivo dee ricercarsi nel-la parte più meridionale dell’ Europa ,cioè Grecia, Puglia, Sicilia e Spagna .Nondimeno con lievi cure si assuefa que-sta pianta al nostro cielo, e sopporta sen-
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za danno il freddo dell’ inverno, purchénon corra straordinario il gelo. Le ge-nerose concimazioni gli fanno porgerefrutto convenevole alle spese e fatichedell’ agricoltore. Se non che a molti dan-ni vanno soggetti gli ulivi, e segnatamen-te al verme distruggitore (Dacus Oelae ),intorno al quale molto ed assai contraddit-toriamente fu detto, e nulla mai con cer-tezza conchiuso. Tuttavia, siccome l’uli-vo cresce sovra i pendìi anche scogliosie dirupati, ove non potrebbe forse averluogo altra coltivazione, è questo ancoraun prodotto, comechè molto incerto, mache pure può tornare assai ricco. Si fucalcolo che ordinariamente 14 minali diuliva (ettolitri 5,35o) possono rendereuna brenta di olio della misura veronese,il valore della quale ascenderebbe in ter-mine medio ad austr. 1. 100 . Secondo lagrandezza delle piante danno queste unarendila maggiore, ma supposto anche cheper raccogliere una tale quantità di olivafosse d’ uopo spogliarne i5 piante dimezzana grandezza, e calcolando che cia-scuna di esse occupasse la spazio di 36metri quadrali, ancora tal quantità diuliva raccoglierebbesi sopra la superficiedi 54o metri quadrati che costituisconoappena la quinta parte della superficiedi un campo veronese ; di che, fatte an-cora le debite detti-azioni per le spese edinfortunii, la rendita resterebbe ancormolto notevole, se anche le spese dellaraccolta e della preparazione dell’ oliodovessero ascendere sino quasi alla metàdel prodotto.
È detto comunemente che 1 ’ ulivo èuna pianta assai tarda nel crescere, eche perciò lunghissimo tempo abbisognaavanti cavarne un conveniente prodotto.Non si nega che 1’ accrescimento del-1 ’ ulivo non proceda assai tardo, pure ilsolerte agricoltore può, secondo il modo■ di moltiplicazione, abbreviarne il tempo.