Band 
Tomo LIV. [Supplemento.]
Seite
228
JPEG-Download
 

228 Terreni

La maniera più sollecita è quella certa-mente del pollone o talea. E questo unmetodo usato da lungo tempo sulla rivie-ra benacense, e che praticato anche dataluno sulle colline di Castagnè piena-mente corrispose. Non è qui luogo diragionare intorno alle regole di specialeagricoltura.

» Per ottenere il vantaggio desideratoè necessario che i rami a piantare continoalmeno 20 anni di età, e portino il mag-gior numero possibile di girarne. L’usan-za di decorticare tutta la parte che siseppellisce nel suolo non deve esseregran fatto dannosa ; ma non la si vuo-le nemmeno utile. Quello soltanto che po-trebbe giovare sarebbe, a nostro credere,il praticare una forte legatura alla estre-mità inferiore della talèa, ed eseguire so-pra di essa alcune incisioni longitudinalisopra tutto quello spazio che rimane in-terrotto. Purché il terreno sia ricco, loche se non fosse non è difficile ottenerecoi concimi, gli si lascino, e custodiscanotutte le gemme che si sviluppano in ra-muscelli. La produzione delle radici saràsempre in ragione della quantità dei bot-toni che si sviluppano, sia che derivinoesse dalla linfa discendente elaborata nelparenchima, sia che derivino dalle fibreradiciformi che, secondo le idee abbrac-ciate più generalmente dagli odierni fisio-logi, secondo le teoria di Dupetit Thou-ars , discendono dalla base dei bottoni

insinuandosi nello strato del cambio, del

3 I

quale nutrendosi, formano i fasci vasco-lari, che da ultimo costituiscono lo stratolegnoso annuale, e discendendo nelle ra-dici vanno in fine a formare le estremitàradicali.

» Ma perchè mai 1’ esperienza ci fa co-noscere che se questo metodo riesce as-sai facilmente e proficuamente, sulle col-|line calcaree, fallisce quasi sempre al suolscopo sulle colline alluviali? Quale sarà;

Terreni

la causa di questo vario successo dellamedesima operazione? Nè vale usare ognidiligenza, nè praticare generose conci-mazioni. La testimonianza di chi tentòmolte volte invano lo sperimento assicu-ra indubbiamente un tal fatto. La cagionedi questo vario risultato devesi ricercareprobabilmente nella natura del terreno,e nel diverso modo di vegetare dellapianta medesima, operando in varie ma-niere. Richiamandoci alla memoria l’ori-gine dei terreni alluviali, vedremo facil-mente che, costituiti come sono in moltaparte da frammenti grossolani, non de-vono troppo facilmente porgere l’oppor-tuno alimento alle tenere radichette chespuntano intorno del nudo ramo novel-lamente sotterrato, ed inoltre per la stessacagione permeabili facilmente al calore,non possono difenderle dall’ azione dis-seccante del sole, specialmente se la sta-gione corra scarsa di pioggia. Ma i terre-ni invece che derivano da roccie di sedi-mento, ridotti per la graduala chimicadissoluzione e decomposizione ad unostato di estrema divisione, possono assaipiù facilmente prestarsi a porgere il con-veniente alimento ed a difendere le te-nere radichette dalla azione del calore.Ben diversa è la cosa quando si sotter-rino i piantoni staccati dal piede dellapianta madre, forniti di grossa mazza,che il più sovente porta delle radici digià formate, e che tosto si prestano vigo-rosamente all’ assorbimento dei fluidi chele circondano.

>1 Riassumendo il detto fin qui, la na-tura mineralogico-chimica del terrenodelle colline calcaree corrisponde assaifavorevolmente alla coltivazione dell’ uli-vo. In minor grado, ma pure ancora ab-bastanza proficuamente si prestano leIcolline alluviali. Meno di tutte le altre si! prestano le vulcaniche. Le condizioni fisi-che nel maggior numero dei casi sono fa-