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questa una pratica da eseguirsi in taliluoghi ? Quello che operi straordinaria-mente di bene 1’ aratro col muovere erovesciare il terreno fu accennato da tuttij più antichi agricoltori, ma ultimamente,conosciutasi meglio la natura fisico-chimi-ca dei terreni, e le leggi di fisiologia ve-getale, si potè anche meglio conoscerel’influenza continua degli agenti chimicisovra il terreno, e quella dell’ aria sullavegetazione ; ai quali beni si provvedeegregiamente colle profonde e frequentiarature, che, squarciando il suolo, lorendono permeabile all’aria, e rovescian-done la parte inferiore lo pongono incontatto cogli agenti chimici dell’ atmo-sfera. Se pianta mai avvi bisognevole ditali soccorsi è il gelso per certo. Non èdanno maggiore che possa recarsi a que-sta pianta di quello del sodargli intornoil terreno, e tutti sanno quanta differenzapassi fra il prodotto di un filare di gelsiquando questo sia fra due campi coltiva-ti a frumento, e quello dello stesso filareallorché gli si coltivi da ambi i lati o al-meno da un solo il frumentone. Egli èperciò, che i buoni agricoltori dell’ altapianura sogliono lasciare libero e smossosotto dei gelsi lo spazio almeno di unsolco. Ora, se danno non lieve risentonoi gelsi soltanto dal rimanere sodato ilcampo per lo spazio di pochi mesi, quan-to maggiore non dovranno risentirne dalrimanersi sodato il terreno almeno pertre anni, il più breve periodo che usasidi rotazione pei prati artificiali? Nè puòvalere il lasciarvi al piede un solco diterra smossa ; perocché le radici dei gelsisi estendono assai largamente, e sebbene1’ assorbimento venga operato da tutta lasuperficie radicale, nondimeno quello cheeffettuasi per l’estremità, che più si esten-dono, è infinitamente maggiore, costituitecome sono da un tessuto nascente mollee spugnoso. Se poi si volesse lasciare al
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piede dei gelsi più solchi smossi, allorail prato si ridurrebbe in una stretta lin-gua di poco o niun profitto.
» A questo sconcio, che è certo il mas-simo, si aggiunga ancor quello che i cam-pi ciottolosi enormemente dell’alta pia-nura, per essere ridotti a prato artificialedovrebbero essere innanzi liberati daiciottoli più grossi, perocché questi, ol-tre ad impedire il sorger dell’ erba, sa-rebbero di gravissimo impaccio e perditanella falciatura, poiché il ferro non po-trebbe rasentare il terreno, e quindi par-te dell’ erba andrebbe perduta. Per tuttequeste ragioni, e per altre ancora che sipotrebbero aggiungere, una delle qualisarebbe che in questi luoghi anche l’in-grasso che ne deriverebbe tornerebbeinutile al successivo prodotto, quando lastagione non fosse benefica di pioggie, èa credersi che la pratica dei prati artifi-ciali, comechè estremamente, vantaggiosaper molti luoghi dei monti, dei colli edella bassa pianura, non lo sia in quellavece per l’altipiano, almeno nella piùparte, ove il suolo è grandemente ciotto-loso ed assai frequenti i filari dei gelsi,e quindi ristretto molto lo spazio delcampo ad essi frapposto.
i> Egli è forse perciò che si ebbe ri-corso a varii altri mezzi, e specialmentea quelli della coltivazione invernale dipiante che poi, mietute in primavera,procacciassero un foraggio fresco agli ani-mali bovini, appunto in quella stagionein cui, ricominciando il campestre lavo-ro, hanno essi bisogno di maggiore so-stentamento. Si usarono perciò la sega-la, 1’ orzo e 1’ avena, che mietute in erbanel corso d’ aprile e nei primi giorni delmaggio, lasciano poi spazio al campo perla coltivazione del frumentone. Ma scar-so è il prodotto di queste piante, cheimpoverendo il campo dei materiali ne-cessarii alla vegetazione della graminea