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ducendo 1’ altra infallibilmente a perire.Che se anche il frassino, l’acero, l’olmoabbisognano di molti materiali che pul-si appropria la vite, la diversa manie-ra di educazione di questi alberi versodel gelso ne rende il danno sommamenteminore. Noi abbiam detto e sappiamoche i gelsi son tutti in generale derivan-ti da margottaggio, gli altri invece sonoquasi sempre di semente. Ci è noto per-ciò il diverso modo di crescere, e que-sto ci rende ragione del minore o nessundanno che recano questi alle viti in con-fronto del gelso ; perocché vannosi cer-cando nutrimento in parte più profondaove non arrivano le radici della vite.
» La mancanza di sostegni arborei co-stringe quivi 1’ agricoltore a tener bassele viti, e, supposto ancora che per avidi-tà non vi lasci nella potatura un numerosproporzionato di tralci, questa necessitàtoglie loro la benefica azione del sole.Perciò sottoposte le uve agli umidi va-pori che si alzano continuamente dal suo-lo, per lo meno maturano inegualmente,e da questa uva immatura sa ognuno chenon è a sperarsi per certo buon vino.Non taceremo che le circostanze locali ob-bli gano talvolta ad una precoce vendem-mia. Poche sono le viti educate in questaregione, e però continuamente insidiatedai villici ghiotti senza fine dell’uva. Orase in qualche podere cominciasi a ven-demmiare stoltamente 1’ uva immatura,le voglie dei rustici satollansi a spese deivicini, e se solo uno volesse pur lasciarmaturare la sua uva, oltre all’ essere co-stretto ad una guardia continua, forsemalgrado anche tutto ciò nulla potreb-be da ultimo raccorne. Onde è che tuttidi buona o mala voglia deggion seguir lacorrente, e quando gli altri o a dritto o atorto vendemmiano, è pur forza distac-car l’uva, sia dessa matura od acerba, equindi ottener quel vino che tutti sanno
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non avere onore nè pregio. Quando unnumero maggiore di vili si coltivasse,questo sconcio sarebbe tolto del tutto, eperò avremmo un ostacolo di meno perottenere un buono ed utile prodotto.
» Nè s’ intende con ciò di dire cheabbandoninsi le piantagioni dei gelsi, esi eseguiscano quelle delle viti soltanto.Sarebbe questo un errore eguale a quellodel piantar tutti gelsi, ma quando con equadistribuzione si attendesseall’una ed all’al-tra, in capo a non molti anni si avrebbeun prodotto dalla vite forse maggiore diquello del gelso. Ma non già spensierata-mente ed alla cieca devesi eseguire talpiantagione. Si scelgano bene i tralci apiantarsi di svariate e buone qualità, sieseguiscano nella piantagione fossi pro-fondi, si maritino le tenere piante a vi-gorosi sostegni , e quando giungano aprodur frutto, si lasci questo maturareperfettamente, ed il vino che ricoveras-si anche in questi terreni se non saràtale come quello delle colline, pure por-gerà ancora al coltivatore un largo com-penso.
» Alcuni alberi fruttiferi possono col-tivarsi vantaggiosamente in questa regio-ne, segnatamente del genere pruno emandorlo, e fra questi in alcune parti,come nel circondario di Pescantina col-tivasi assai vantaggiosamente il Pesco ( 1 ).I fertili terreni irrigatori! delle vicinanzedella città coltivansi con estremo van-taggio ad uso di ortaglie, ma queste sonoculture parziali, e suggerite piuttosto epromosse da circostanze locali, e nonapplicabili ad un generale sistema d’agri-coltura, quindi ommetteremo di parlar-ne. Alquanto più polrebbesi forse esten-dere la coltivazione del prato stabile, e
(i) Per sicura relazione sappiamo che nel1847 il prodotto delle pesche nel circondariodi l’escantina ammontò ad aust. lir. 7900.