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stabilita sopra un affitto di lunghissimadurata, e che il suolo non sia alto ad al-tra coltura.
In generale il valore locativo non ol-trepassa la metà del valore della raccoltaquando la vigna è nella sua forza; questovalore può scendere fino ad una sommauguale al valore locativo che avrebbe ilsuolo se fosse ridotto a natura di terralavorativa.
E difficilissimo di basare la rendita im-ponibile d’ una vigna per la quota dellacontribuzione fondiaria ; gli elementi ,quantunque siano numerosi, presentanosempre un carattere vago ed incerto, diguisa che la maggior parte dei calcoli chevisi fondano sopra, sono erronei. In man-canza di dati esatti siamo obbligati a get-tarci nella generalità, ed a perderci inminutaglie che spesso è impossibile dipoter coordinare, e perciò si trovano nel-la stima dei vigneti, presso a poco ugualiin valore, disparità gravi. Il miglior modoè quello di riportarsi al risultato più sem-plice, il quale consiste nel valore venalestabilito nella contrada per un gran nu-mero di vendite del suolo.
Per esempio, una vigna di 2 5 anni sivenderebbe in ragione di 5 ooo franchil’ettaro. Noi supporremo che essa sia rin-giovanita da surrogazioni annue, in mododadurare indefinitamente. Si deve presu-mere che T acquirente abbia voluto im-piegare il suo danaro al 4 per cento, inmodo che la rendita netta dovrà esserevalutata 200 franchi. La stima del valoresi fonda sopra un gran numero di para-goni sotto il rapporto del suolo, dellaesposizione, della ubicazione, della qualitàdel vino, e simili.
E evidente che questo procedere in-verso, secondo il quale si deduce la ren-dita dal capitale, e non il capitale dallarendita, è migliore di quello che par-te a una rendita variabile che non si
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può afferrare nemmeno approssiinativa-mente.
In generale le vigne non sono affittatein denaro, ma hanno un prezzo venalemedio, risultato di un gran numero direndite. Ondechè lo stimatore raccoglieràe riunirà con cura tutti gli elementi divalore che potrà cumulare, non trascu-rando alcuna considerazione che potessemodificarli.
Questi principii generali sul modo divalutare le vigne, sono molto bene appli-cabili a quei paesi, ove la promiscuacoltura di vili, gelsi, altre piante arboreeda frutto, e piante provenienti dall’annuasemina, formano un assieme di produ-zione soggetta ne’suoi elementi alla alter-nativa di raccolte fra loro disparatissime.
Egli è certo che una vigna rende ingenerale un affitto uguale: 1. alla renditadel suolo; 2. all’interesse del prezzo del-l'opera di dissodamento e di piantagione.La rendila cresce gradatamente per qual-che anno, e tende a decrescere quandola vigna comincia ad invecchiare ; in ge-nerale se è affittata, bisognerebbe un fittoche abbracciasse tutti i periodi della suadurata, altrimenti il fittaiuolo non farebbealcun miglioramento, ma per lo più i fittihanno una durata troppo breve.
La rendita reale d’ una vigna che ilproprietario fa coltivare dai vignaiuoli sa-lariati in denaro si compone: 1. dell’af-fitto che otterrebbe affittandola; 2. dellaricompensa delle cure che spende al man-tenimento ed alla coltura.
L’esperienza insegna che se il pro-prietario non può esercitare una sorve-glianza quasi continua per questa coltura,la vigna perde una gran parte del suovalore, e che dopo una durata di due otre affitti divieneindispensabiledi svellerla.
Un dato essenziale nel problema dellastima della vigna, è la valutazione delvalore del suolo indipendentemente dalla