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Tomo LIV. [Supplemento.]
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Terresi

la sua porzione uel prodotto della tenutaaumenta in proporzione dell’ accresci-mento degli animali da lavoro; accumulaun piccolo capitale, e s' avvia così versola condizione di fittaiuolo, come,in gene-rale succede.

Si commetterebbe un grave errorenella stima dei fondi, se questa stimafosse fatta senza tener conto di tale addi-zione di capitale. Per esempio il bestia-me d 1 un possesso è stato valutato 2000franchi in tutti gli antichi e nuovi affitti;il prodotto lordo attuale ed annuo dellatenuta è di x8oo franchi, la metà chetocca al padrone è di 900, poiché i pro-dotti si dividono ordinariamente per me-tà; ma il mezzadro possiede per 2400franchi di bestiame indipendentementedal bestiame di corredo al fondo. Ora seun nuovo mezzadro che succedesse aquesto non conducesse nel fondo ugualcapitale addizionale di bestiame, e chenon ve ne restasse che per 2000 franchi,il prodotto lordo della tenuta scendereb-be presto a i 5 oo franchi, e la porzionedel proprietario sarebbe ridotta a j 5 ofranchi 1’ anno. Così la quantità del be-stiame influisce in una grande propor-zione sulla rendita del fondo.

La stima d' un capitale di bestiame sifa cercando il valore od il prezzo che siotterrebbe mettendo in vendita i bestia-mi sopra una fiera o sopra un mercato,poi calcolando questo prezzo dietro unvalore medio sopra un certo numero dianni secondo l’uso e le circostanze locali.

Si deve cercare di conoscere la sommache è stala impiegata nella compra deglianimali, e nelle spese fatte per comprarli,e nelle cure che esigono. Si deve tenerconto anche dei servigi che rendono, per-chè la giornata di lavoro dei bovi o deicavalli ha un valore. Bisogna pur calco-lare la loro decrescenza successiva, e de-terminare finalmente la tariffa d’ una spe-Suppl. Dit. Teen. T.

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eie d’ assicurazione sulla loro vita pe'casidiversi di mortalità.

Una osservazione di molta importanzaquella si è, che a misura che il modo dicoltura si perfeziona, il capitale dei be-stiami tende a passare dalle mani delproprietario in quelle del coltivatore. Al-lorché la tenuta è lavorata da un castaidoo da un salariato del proprietario, il ca-pitale di bestiame appartiene per intero aquesto. Se è una tenuta a mezzadria, ilmezzadro possiede d’ordinario la metà delbestiame che serve alla lavorazione dellaterra. Finalmente nelle grandi tenute ibestiami appartengono ai filiamoli.

Notiamo ancora che se, nello stato at-tuale dell’ agricoltura, i proprietarli ag-giugnessero alcuni capitali a quelli cheposseggono i loro contadini, sia per ac-crescere il numero del bestiame, sia peringrandire i modi di lavoro, si vedrebbepresto l’agricoltura prendere uno svilup-po notevole ; ma questo buon effetto nonpuò risultare che dall' adempimento diuna condizione essenziale, che cioè i ca-pitali siano consolidali a perpetuità nellatenuta, e non prestati lemporariameuteper essere ritirati a scadenze fisse dal pre-statore.

Lo stato della nostra agricoltura, spe-cialmente nelle basse pianure, non recla-ma meno un aumento nei capitali di cor-redo in ordine all’ acquisto di bestiame.Il compimento di questi capitali che nonforma un titolo indispensabile per la pros-sima e futura produzione,è nell’opulenzadel proprietario l'ultimi supplirsi, nellestrettezze il primo a sparire. Il danno èimmenso non solo per la perdita di unamaggiore produzione annuale, ma forseanche più per il progressivo inslerilimentodelle terre e di tutte le piante arboreeche corredano i fondi terrieri.

Sotto il punto di vista di facilitare loacquisto dei bestiami di opportuno cor-

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