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bruniscono i violetti della lana e dellaseta; ingialliscono il verde che ha l’in-daco per base, non meno che i colorifatti cogli astringenti.
Il sudore, che si corrompe sopra unastoffa, produce 1’ effetto degli alcali.
I succhi astringenti dei vegetabili, lapreparazione, l’infusione o decozione dialcuni, formano sulle stoffe delle macchieche è molto facile di levare, quando essesono portate sopra tessuti senza colore,perchè rientrano allora nella classe deisucchi vegetali ordinarii ; ma essi alteranoi colori quando cadono sopra certe stoffecolorate. E così, per esempio, che quan-do il colore nankin è dato dall’ immer-sione di una stoffa in una preparazionedi ferro, i succhi astringenti vi produconouna tinta di violetto verdastro più o menosporca; quando essi agiscono sopra colorineri, violetti, ponsò, pulce, bruni la cuibase è l’ossido di ferro, essi vi recanoinoltre delle modificazioni infinite; ed ingenerale questi succhi modificano e cam-biano tutti i colori nei quali si è fatto en-trare l’ossido di ferro.
Ristabilimento di colori alterati. Noisappiamo che in generale gli acidi rista-biliscono i colori alterali. Fra gli acidi co-nosciuti, o le combinazioni acide, nonhavvi alcuna preparazione che sia piùpropria a ristabilire i colori alterati quan-to la dissoluzione di stagno nell’ acidoidrocloro-nitrico, dissoluzione che è co-nosciuta nelle arti sotto il nome di com-posizione per lo scarlatto , e di cui cre-diamo opportuno d’indicare la natura, eil processo.
Lo stagno è un metallo bianco ben no-to, naturalmente più duro del piombo,appena sonoro, e facendo tuttavia sentire,quando lo si piega in diversi sensi, unoscricchiolio particolare. Esso ha un sa-pore sensibile un poco disaggradevole, eproduce, quando lo si stropiccia, un odore
TllfTOttE
particolare. Lo stagno si fonde alla tem-peratura di circa 228 gradi centigradi,ma occorre un altissimo grado di caloreper evaporarlo. Esso cristallizza per de-cantazione e raffreddamento in prismiromboidali; il suo peso specifico è 7,291e 7,299 quando è schiacciato.
Per ottenere lo stagno allo stato dipurezza, si fa bollire questo metallo uel-l’ acido nitrico, e si riduce 1’ ossido chesi precipita, scaldandolo in contatto delcarbone in un crogiuolo coperto.
Gli ossidi di stagno, che sono in nume-ro di due, protossido e perossido , giuo-cano, come molti sali dello stagno, unagran parte nella tintura, e sono conosciutidai manifatturieri dopo la scoperta delloscarlatto, di cui 1’ ossido di staguu è uriingrediente essenziale. Per ottenere il pro-tossido , si scioglie lo stagno nell’ acidoidroclorico, sia mediante il calore, sia col-1' aggiunta, all' uopo di una piccola quan-tità di acido nitrico. Quando la dissolu-zione è compiutamente operata, vi si ag-giunge della potassa in eccesso. Esso pre-cipita in polvere bianca, che è in parteredisciolta, ma di cui la parte che restaprende un colore grigio carico, ed ancheili splendore metallico. Quella porzioneche resta, è il protossido puro di stagno.La polvere bianca precipitala subito èl’idrato di protossido. Questo idrato ab-bandona la sua acqua per il calore, e di-venta di un grigio carico, quasi nero.Questo protossido, od ossido grigio di sta-gno, è una polvere senza sapore, solubilenegli acidi e negli alcali. Quando è scal-dalo prende fuoco, abbrucia come l’esca,e si converte in protossido. Nello stato didissoluzione, esso assorbe 1’ ossigene conuua grande avidità, e diventa perossido.
L’idrato di protossido di stagno siadopera come disossigenanle dell’indaco.Combinato coll’ acido idroclorico, essoserve a distruggere i colori prodotti da-