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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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nella medesima il casato di Danielo Barbaro, amico del Grimani, il qualefino dal 4 550 l’avea scelto a suo coadiutore nel patriarcato di Aquileia. Vec-chia per giunta era la consuetudine della famiglia Grimani con GiangiorgioTrissino , tra le carte del quale esistono ancora parecchie lettere ad esso di-rette dai cardinali Domenico e Marino, che palesano intimità di ospizio e d’in-teressi. Tutti questi fatti dimostrano la verisimiglianza dei motivi che pos-sono aver indotto il Grimani a giovarsi del Palladio, a lui facilmente noto perla famigliarità del suo mecenate Giangiorgio e del Barbaro, non che per lacelebrità nell’arte in cui oggimai era venuto. È certo intanto che non poteanon gravarsi dello smacco il Sansovino} il che può dedursi dalla dissimula-zione con cui suo figlio Francesco nella sua Venezia , pubblicata il I 580, par-lando di questa chiesa dice senza più: «Fu fabbricata a’tempi nostri sul mo-dello del Sansovino con tanta bellezza, che è tenuta fra le prime della città».Nè più moderato poteva essere il Palladio, che nei suoi libri del 1570 ed inaltri suoi scritti non fece mai qualsiasi menzione di questo suo disegno, men-tre più fiate ricordò con onore il suo emulo.

Intorno l’epoca di questa fabbrica non vanno per nulla d’accordo gli scrit-tori, perchè dai più si riferisce all’anno 1562, da altri al 1567, da taluno,tra cui l’Agostini, al 1572 (V. 2 pag. 347): forse quest’ultima epoca stabi-liva il fine del lavoro, che nel 1568 era per fermo intrapreso, dicendone ilVasari nella sua stampa di quell’anno nel seguente modo: «Il Palladio ha co-mincialo la facciata della chiesa di S. Francesco della Vigna, la quale fa faredi pietra istriana il reverendissimo Grimani Patriarca di Aquileia con moltomagnifica spesa: sono le colonne larghe da piè palmi quattro e alle quaranta,d’ordine corintio, e di già è murato da piè tutto l’imbasamento» (loc cit.).

Prendeva poi un bel granchio il Bertotti, dicendo che questa impresa fucommessa al Palladio dopo la morte del Sansovino, che è avvenuta sulla finedel 1570} siccome al tutto gratuita è la recente asserzione del Lecomte, chedice aver il Palladio rifatta la facciata del suo collega rovinata dal fulmine.

Dove mancano i documenti, io non mi farò ad imaginarli, nè vorrò ag-giungere commenti a quelli che si fingono sul senso delle parole scolpite neidue lati di quel prospetto: «non sine jugi interiori, exteriorique fidilo». Se ilPatriarca Grimani volea spender del proprio nella esecuzione di un disegnoda lui prescelto, è oltraggioso a credersi ch’ei volesse perpetuare la memoriadella opposizione superala con l’altrui disonore: questo io dico pensando alla