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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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nome. Il Bassi accompagnava la esposizione della controversia con alquantidisegni da lui pubblicati, in seguito alle suaccennate lettere, in parecchie ta-vole, nelle quali si rappresentano per ciascuno dei quattro capi di contesa leinvenzioni del Pellegrini e le riforme del Bassi. Le risposte dei quattro archi-tetti formano da se sole un monumento singolare di arte, siccome ancora fannoprova del retto vedere del Bassi. La lettera del Palladio, più copiosa per av-ventura delle altre tre, confermava il milanese architetto nei suoi propositi

colPaulorità di antichi esempii, solito come egli era di stabilire la sua pratica

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col paragone del meglio che lo avea preceduto non si rimase però dal ri-chiamarsi ancora alle più ricevute regole dell’arte: riprovando le idee delPellegrini, ei preferiva nel basso rilievo l’orizzonte nel punto di mezzo, chereca maggior grandezza e maestà $ proponeva il battistero di otto facce, 0 ro-tondo con colonne ioniche, senza pedestallo di cui avrebbe fatto vece un gra-dino 5 commendava che la parte di mezzo del coro fosse il doppio delle loggeintorno, e ad un solo livello ^ e nel determinarne la lunghezza, lo volea luttointero sotto la tribuna, anche pel miglior prò della voce, e dell’occhio dei fe-deli . Finiva il Palladio la sua scrittura con un saggio del suo modesto senti-re, poiché diceva di aver fatto vedere le invenzioni del Bassi a Silvio Belli eda Giuseppe Salviati , che egualmente le encomiavano. In proposito di quest’ul-timo, ho già citato un’altra volta il fine di questa lettera per confermar l’opi-nione che tra lui e il Palladio non si fosse scemata la buona amicizia e lacortese confidenza dell’arte, malgrado la gara dell’invenzione della volutaionica (59).

Ma a questo tempo stesso il Palladio erigeva a se medesimo il monumentopiù solenne della sua celebrità, mandando fuori nel 1570 i suoi libri dell’ar-chitettura. Si rammenti il lettore che il Barbaro fino dal 1556 annunciavavicina la pubblicazione d’un libro del Palladio, in cui trattar dovea delle caseprivate, aggiungendo i disegni delle proprie invenzioni a quelli di alcune an-tiche fabbriche. Anche il Vasari nel 1568 diceva già stampato questo libro,non che due altri di edifizii antichi. Ma queste stampe non parvero primadel 1570, e il privilegio della veneta repubblica accordato allo stampatoreDomenico de’Franceschi il 21 aprile di quell’anno ci conferma che per Lavantinulla sia uscito alla luce ( G0 ). È dunque degno di osservarsi come il Palladiotardasse oltre a quindici anni la pubblicazione di un’opera, le cui anticipatelodi doveano destare bella aspettazione : sarebbero pure buone a sapersi le