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cause di siffatta dilazione, nè io credo far onta al Palladio collocandole nellastessa ragione dello studio adoperato nel compilarla, conciossiachè ci sianopervenuti non dubbii argomenti della sua incertezza nel dar forma e vestealla medesima. A calcolar giustamente questa sospensione della mente di lui,conviene distinguere due differenti opere, di cui qui intendo fare parola,quella delle regole del fabbricare e quella dell’antichità. Ambedue general-mente oggidì si comprendono sotto l’indicazione unica di quattro libri del-l’architettura; ma i due ultimi contengono soltanto disegni di fabbriche ro-mane, quali li prometteva il Vasari , disgiunti dai primi; nè intorno ad essipuote essere stato dubbioso il Palladio , che riuniva in quelli non più che an-tichi edificii da lui misurati, colla giunta di poche osservazioni prese dallastoria o dall’arte. Ei peritava adunque intorno il trattato dell’architettura,alla quale fe’ prova di dar principio non meno che con quattro proemii ingran parte diversi; laonde si vede come quel grande uomo ponesse moltostudio nella scrittura che è la chiave di tutto il trattato, e nella ragionevoledistribuzione da doversi assegnare al medesimo. Nel proemio premesso oggidìal primo di tutti quattro i libri leggiamo come ei chiamasse quelli che hannoper soggetto le cose indicate dal Barbaro, una prima parte dell’architetturada se in due libri divisa, trattando nel primo della preparazione della ma-teria e della forma degli edificii, nel secondo della particolare qualità dei me-desimi. Ora stampandosi in Venezia nel 1775 il Catalogo della libreria diGiuseppe Smith, al nome di Palladio Andiifa si dichiara possedersi da lui unaprefazione manoscritta di mano dell’architetto medesimo, dalla quale si vedech’egli avea dato altra distribuzione a questo trattato, poiché comincia così:«Tre libri dell’Architettura di Andrea Palladio Architetto Vicentino, nei qualisi tratta delle case de’particolari e private». Indi succede il principio d’unproemio da preporsi al «Primo libro dell’Architettura di Andrea Palladio Ar-chitetto Vicentino», e che dopo due periodi si tronca, confondendosi con al-tro proemio che gli succede con identiche parole dopo quelle del primo pe-riodo, e finisce avvisando che l’operetta sarebbe in tre libri divisa: questoproemio è al tutto diverso da quello sopraccennato, e che abbiamo nelle stampedei quattro libri. Esso è però troncato sul fine, sicché ci lascia digiuni di cheguisa fosse questa triplice divisione ( 61 ). A pur discoprire quale esser si do-vesse, ci soccorrono altri due proemii, come dicea al tutto diversi, che tut-tora inediti si conservano di mano di Leonida Palladio presso il sig. Eminanuele