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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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antichi. Il libro III comincia col capitolo del sito da eleggersi per le fabbrichedi villa, che il Palladio ci diede XII nel libro li ; in appresso, dopo il capitolodel compartimento delle case di villa, e un altro intitolato dei disegni dellecase di villa di alcuni nobili veneziani, termina senza più colla sola descri-zione della fabbrica di Bagnolo. Il Palladio aggiungeva nella stampa del libro IInon pure i disegni e le descrizioni di molte sue case di villa, ma ancora quellidi parecchie sue invenzioni non eseguile. 11 codice per contrario segue coi ca-pitoli delle case private dei Greci, delle piazze de’ Latini, voce che è cancellataper sostituirvi quella d’italiani, delle piazze de’ Greci, del palazzo della ra-gione di Vicenza , delle palestre e xisti de’ Greci, che nella stampa formanoparie del libro III, primo dell’antichità. Fin qui il codice di Leonida , il qualepotrebbe chiamarsi primo sbozzo dell’opera, che altrimenti divisa ed ampliatain presso che tutti i capitoli, non che cresciuta di nuovi, alquanto più tardidal tempo del primo suo getto fu data leggere in pubblico. E facilmente aquella prima intendeva il Barbaro nel 1556, e forse a questa seconda il Va-sari nel 1568, quando oltre il trattato dell’architettura il Palladio s’era pro-posto di stampare quello dell’antichità, aggiungendo in questo alcuni capi chesceverava dall’altro. E sicuro argomento di primo sbozzo sono le correzioni,le giunte, le cassature di cui quel codice è ripieno, tutte per lo più di unamano, ma non di Vincenzo Scamozzi , come nel 1834 inclinò a credere il Ci-cogna; bensì di due altri figli dell’autore, Orazio e Siila, il che appieno con-fermasi col paragone dei loro caratteri da me pubblicati. Chi si conosce delleforme di scrivere direi quasi normali del secolo XVI, troverà frequente ras-somiglianza in quelle di parecchi scrittori, siccome appunto è in questa delloScamozzi e quella di tre figli del Palladio. Mi pare eziandio inverisimile cheegli ponesse di sua mano correzioni e giunte che oggi vediamo introdotte nelcorpo del libro stampato, donde vuoisi ritenere che si trascrivessero da per-sone assai intrinseche dell’autore; lo Scamozzi nel 1570 coniava appena 18anni, nè poteva agevolmente esser a parte degli sludii più secreti di quelloche ben presto scelse a centro de’ suoi strali dell’invidia; che se gli fosse purcaduto in potere quel codice dopo la morte dell’autore, è non meno fuor diragione ch’egli prendesse a postillarlo di sua mano, provandosi di farne uncorpo intero che già si aveva colle stampe. In queste mie considerazioni en-trava recentemente anche il Cicogna, che per lo avanti non s’ebbe tutto l’agiodei paragoni sopra citati : intanto quel suo codice cresce di pregio, concios-