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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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siachè sia il testimonio della scuola d’architettura, colla quale il Palladio eser-citava i suoi tigli nella correzione delle sue opere } nè in quel codice ei posela mano all’infuori d’una noterella posla in margine alla descrizione della fab-brica di Francesco Pisani , per dirvi che questi impedito dalla morte non lepotè dar compimento, osservazione introdotta nella stampa del 1570} e daessa il Cicogna, che si sapea dell’esser quella successa nell’ottobre del 1567,traeva la conseguenza che il Palladio avesse esteso quel capitolo prima di que-st’epoca. Dirò poi di lieve importanza le variazioni che il codice offre dal te-sto stampato, anche in qualche capitolo eziandio più diffuso: solo mi par me-ritevole di riferirsi una dichiarazione che precede la descrizione delle sue in-venzioni: « Prima che io venga ai disegni è conveniente che io faccia una giu-sta escusatione mia appresso i lettori, la quale è che in molte delle seguentifabbriche mi è stato bisogno obedire non tanto alla natura dei siti quanto allavolontà dei padroni, i quali per conservare le fabbriche vecchie in piedi,parte per altri rispetti e voglie loro, hanno fatto che io mi sia partito in qual-che parte da quello che io ho avvertito che si debbe osservare, e che bave-rei fatto, benché mi sia sforzato sempre appressarmeli più che babbi potuto»(pag. 14 t.). Forse il Palladio accennava a queste sue angustie sul fine delcapitolo I del libro II dell’architettura, che è alle stampe ove dice: «Spessevolte fa bisogno all’architetto accomodarsi più alla volontà di coloro che spen-dono che a quello che si devrebbe osservare» ( y/t ).

Ma basti il fin qui detto della forma estrinseca del trattalo deH’architelturadel Palladio. In mezzo a grandi occupazioni che quasi del continuo gli aveantenuto il corpo e l’anima oppresso, e dopo alcune non piccole infermità, efdice nella dedica all’Angarano, di averlo finalmente ridotto a quella perfe-zione che per lui s’era potuto} laonde pareagli «cosa degna d’uomo, il qualenon solo a se stesso deve esser nato, ma ad utililà anche degli altri il dare inluce i disegni di quegli edificii, che in tanto tempo e con tanti suoi pericoliavea raccolto, e porre brevemente ciò che inoltre gli era parso più degno diconsiderazione, ed oltre a ciò quelle regole che nel fabbricare avea osservate,a fine che coloro i quali leggessero que’ suoi libri potessero servirsi di queltanto di buono che vi fosse, e in quelle cose supplire, nelle quali egli avessemancato} onde cosi a poco a poco s’imparasse a lasciar da parte gli straniabusi, le barbare inventioni, e le superflue spese, e quello che più importa aschifare le varie e continove rovine che in molte fabbriche si erano vedute».