Buch 
Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
Entstehung
Seite
111
JPEG-Download
 

Con questa onesta fiducia mandava fuori il suo trattato il Palladio, conchiudendoil proemio al primo libro deirArchitellura in questa guisa: «E perchè di mestesso non posso promettere altro che una lunga fatica e gran diligenza edamore, che io ho posto per intendere et praticare quanto prometto, s’egli saràpiaciuto a Dio ch’io non m’abbia affaticato indarno, ne ringralierò la bontàsua con tutto il cuore; restando apresso molto obligato a quelli che dalle lorobelle invenlioni, et dalle esperienze fatte ne hanno lascialo i precetti di talarte; perciocché hanno aperta più facile et spedita strada alla investigationedi cose nuove, et di molte habbiamo cognitione che per avventura ne sareb-bero nascoste». Queste cose diceva il Palladio dopo rammentati gli architettilodati dal Vasari , e specialmente il Sansovino. Ricordi poi il lettore gli elogiche il Vasari stesso e il Barbaro aveano premesso alla pubblicazione di questolibro, il quale era per offrire la prima volta alcune norme del fabbricare de-siderate negli antichi maestri dell’arte e nei contemporanei, alcuni dei qualiaveano in quei giorni stessi mandato alla luce i loro particolari dettati del-l’architettura. Di che per nulla montando in vana presunzione, che fu semprescoglio al ben fare, il Palladio ne rendeva nuove grazie a Dio introducendocon questa solenne forma la descrizione dei suoi disegni delle case di città:« Io mi credo sicuro che appresso coloro che vederanno le sottoposte fabbri-che, e conoscono quanto sia difficil cosa lo introdurre una usanza nuova mas-simamente di fabbricare, della qual professione ciascuno si persuade sapernela parte sua, io sono molto avventurato, havendo ritrovato genlil’uomini dicosì nobile e generoso animo et eccellente giudicio, c’ habbiano creduto allemie ragioni, e si siano partiti da quella invecchiata usanza di fabbricare senzagratia e senza bellezza alcuna; et in vero io non posso se non sommamenteringratiare Iddio, come in tutte le nostre attioni si deve fare, che m’abbia pre-stato tanto del suo favore, ch’io habbia potuto praticare molte di quelle cose,le quali con mie grandissime fatiche per li lunghi viaggi c’ho fatto, e conmolto mio studio ho apprese». Non è delle mie parli render ragione de’piùintrinseci pregi di questo trattato del Palladio, che se per un conto fu van-taggiato più tardi da più estese regole del costruire, non si cessò mai fino ainostri giorni di riguardare siccome il codice più perfetto di quella leggiadria,che a lui fu tanto in amore; ed a voler conoscerlo quale ei si sia, io non po-trei persuadere i miei lettori con più acconce parole di quelle con cui il Pal-ladio stesso pubblicava i disegni da se presi dall’antico «essendo che, appunto