ei dice, molto più s’impari dai buoni esempi in poco di tempo col misurarli,e nel veder sopra una piccola carta gli edilicii interi, e tutte le parti loro, chein lungo tempo dalle parole; per le quali solo con la mente, e con qualche dif-ficoltà può il lettore venire in ferma e certa notitia di quel ch’egli legge, econ molta fatica poi praticarlo » (Proem. al lib. I dell’antichità). Dirò tuttaviain altro luogo gli studii e i giudizii che di questo trattato, e sopra tutto delleproporzioni degli ordini stabilite dal Palladio, furono fatti in tante ristampedelle sue opere e de’ suoi disegni, quando la ragione dei tempi ci condurrànaturalmente a parlarne. Per simil guisa non mi fermerò a render ragione diquell 'asserto con cui il Palladio ha chiamato nuova la sua maniera di fabbri-care, conciossiachè avendo egli collocalo questa sua novità in quella cotal leg-giadria si ben giudicala dal Barbaro e da tutti i posteri collo special distin-tivo di palladiana, non abbisogna di particolari commenti per riconoscerla,nè di storico paragone per encomiarla.
Dedicava pertanto il Palladio gli altri suoi libri dell’antichità al duca diSavoia Emmanuele Filiberto, disegnando con questa offerta di mostrare in qual-che parte la gratitudine dell’animo suo, dappoiché teneasi grandemente ono-rato della umanità di quel principe che lo avea chiamato in Piemonte. Nonesamino a questo passo l’oggetto di quell’invito che al Palladio non piacquedi dichiararci : l’infinita affezione e divozione di cui ei si professa compresoverso Emmanuele Filiberto ci dà ragione a pensare che quel magnanimo nonsiasi rimasto dall’apprezzare in modo degno della sua accortezza e della suaintelligenza un uomo che avea potuto conoscere dappresso, quando nel \ 566venuto a Vicenza ebbe dagli Olimpici festoso accoglimento di letture dell’An-gidello e di Giambattista Maganza, non che concerti di musica, a cui si pia-cque assistere nelle stanze dell’Accademia. Gli atti di questa ci tacciono glialtri particolari di quella fermata del principe stanziato nel palazzo dei Pio-vene. Le frequenti note dei pagamenti riscossi in quell’anno dal Palladio peilavori della basilica ci fanno a buon conto conghietturare che egli si trovassepresente alla onorevole accoglienza, quantunque tener Io potessero in Venezia occupato i primi apparecchi della chiesa di s. Giorgio. Se non che EmmanueleFiliberto, che molto bene intendevasi anche dell’arte architettonica da lui ef-ficacemente protetta nei suoi dominii, non potea passarsi dall’ammirare glisplendidi edificii che il Palladio andava erigendo nella ospitale città: lasciodi Venezia , ove non era certamente cessato il romore del teatro della Calza.