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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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de’nemici» . Fin qui nel suo proemio il Palladio ; ma il fatto prevalse soprail parere di lui, che era pur quello del segretario fiorentino : se non che que-sti, sebbene scrisse così copiosamente sopra l’arte della guerra, non seppe maicondursi alle istanze del duca di Urbino che gli chiedeva una prova delle suedottrine. Il Palladio dedicava le sue fatiche dei Commentarli al generale disanta Chiesa sig. Giacomo Bon-Compagno, sotto la cui protezione ponendo ilsuo libro sperava in un medesimo che più fruttuosamente fosse per esser fattala lettura d’ una storia che conteneva le imprese del maggior capitano che ab-bia comandato al mondo. Dedicando a questo medesimo governatore i suoiParalleli Militari stampati a Roma nel 159 4 Francesco Patrizi , rammentaval’esperimento narralo dal Palladio, affermando essere stato ei medesimo spet-tatore dell’ordine maraviglioso, con cui cinquecento fanti, ciurma di una ga-lea, avea egli condotto ad eseguire tutti i movimenti militari di Ebano ; e necavava la prova del poter un uomo col solo ingegno inesperto di guerra det-tarne i precetti, e conseguirne la pratica in quella guisa che Fausto personadi sole lettere nello stesso secolo avea composto una quinquereme, e superatinella regata gli altri legni in presenza del senato e del doge di Venezia (pag.2 lib. 8 c. 2). Più onorevole ancora è la testimonianza che nella lettera de-dicatoria del suo libro rendeva questo scrittore al Palladio, dicendo che aven-do egli illustrato i fatti di Cesare colle regole di Ebano, consegnava per que-sto modo alla gloria di quel generale le sue fatiche, estimando che prepostoalle armate di santa Chiesa e del re cattolico potesse egli ordinarle in guisache fossero alte non pure a difendere l’Italia , ma eziandio gran parte del cri-stianesimo dagli insulti degli eretici e degl’infedeli. Tanta era in quel secolola devozione degli animi all’antiche discipline, e la estimazione degli studiidel Palladio intorno alle medesime ( 67 ).

Nè egli avea separato dallo studio di Cesare quello che gli va si congiuntoper corrispondenza dell’indole e dello scopo, voglio dire la storia di Polibio ;ma non ce ne giunsero i frutti. Tutto ciò che fin qui ne scrissero o piuttostone conghietturarono i suoi biografi si appoggia a quest’asserzione del Gualdoche dice: «Fece alcune nobilissime fatiche sopra Polibio , dedicandole a Fran-cesco Gran Duca di Toscana, che mostrò averle sommamente care» . Nè piùoltre ne seppero lo Zeno nelle annotazioni al Fontanini, l’Algarotti ed il Te-manza il quale aggiunse ch’egli avesse scritto intorno quell’autore; l’Alga-rotti specialmente augurandone la discoperta affermava che, congiunta al proe-