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(levano che le vestigia: premetteva a questo quadro un cenno dell’originedella città, e conchiudeva coll’esposizione di alcune costumanze pubbliche eprivate: nel proemio egli accenna alle opere di questa fatta che lo aveano pre-ceduto, di cui non dissimula aver fatto profitto: con eguale sincerità dichiaradi scrivere per Smascherare le strane bugie di un libretto di molto grido,intitolato: «Le cose maravigliose dell’alma città di Roma ». Il Cicognara ha giànotato che l’originale latino di quell’opera, comparso nel secolo antecedentecol (itolo Mirabilia Romae, serve moltissimo a dinotare i principali oggettidi curiosità che in quell’epoca aveano pregio in Roma , e il modo con cui dal-l’ignoranza volgare venivano apprezzati (II pag. 202). Questo giudizio con-ferma quello del Palladio: in successive descrizioni di Roma dichiararono altriautori di proporsi la correzione delle precedenti: non è meraviglia che anchein quella del Palladio fossero pronunciale alcune opinioni, intorno alle qualinon si acquetarono ancora gli eruditi moderni pel difetto, che sempre si fapiù grave, della lontananza dei tempi. In ogni modo il Palladio proponendosiil discorso dell’antichità di Roma non distraeva la succosa narrazione in os-servazioni superflue sopra la parte moderna di quella città, sicché anche og-gidi il suo libro è un compendioso trattalello di quelle architettoniche gran-dezze che al lettore d’ogni tempo aggrada rammemorare: egli intanto nellamente ravvolgeva sopra lo stesso argomento quegli altri libri, in cui disegnavadeporre i frutti di tante sue fatiche; per questo conto quell’operetta è quasil’indice dei disegni da lui presi delle fabbriche di Roma , alla illustrazione deiquali gioveranno alcuni passi che io ne andrò citando quando parlerò con piùproposito di quelli pubblicati, non che degli inediti.
In una edizione di Roma del 4 575 già da me citala (Annot . 4 9) delle An-tichità del Palladio comparve la prima volta aggiunto al fine dell’opera unbreve capitolo Dei fuochi degli antichi. Il Temanza ha detto forse pel primoche esso non è del Palladio, perchè manca nelle prime edizioni; e sarebbequesta buona ragione se gli autori non mettessero di vantaggio la mano allescritture una volta da Ior pubblicate. Autori più vicini al Palladio, il Konigioe il Lipenio, nelle lor biblioteche stampate in Roma nel 4 599, asserivano chequel capitolo è dello stesso autore dell’Antichità. Forse che quei due eruditiscrivessero per conghiettura, osservando che il capitolo era stato aggiunto al-l’opera quando l’autore era ancor vivo. Se non che a quell’edizione il Pal-ladio fu certamente straniero, perchè la sua operetta fu pubblicala nel 4 575