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ticipato apparecchio di risposte ad un altro scrittore, che abusando dei mede-simi a suo senno, si provò di sostenere che il Palladio non propose altro infuori da un vecchio pensiero già per lo innanzi eseguito, e che di vantaggionon fu nè anco in tutte le sue parti adempiuto. È questi Francesco Memmo,il quale pubblicando colle stampe del Remondini in Bassano , l’anno 1754, unsuo libro della Vita e macchine di Bartolomeo Ferracino, v’ introdusse lastoria del ponte rifabbricato da quel celebre meccanico dopo la rovina delpalladiano. Fosse difetto di mente poco sagace, o di animo preoccupato, il ci-tato autore quanto si sforza distruggere insieme coll’opinione anche il pregiodell’anteriore esecuzione, ritenuta da tutti per palladiana, altrettanto si ado-pera di aggiunger credito a quella dell’ ingegner bassanese. Il Temanza quat-tro anni dopo pubblicando la vita del Palladio non si rimase dal combatterele opposte sofisticherie in alcune note che aggiunse al suo libro, dichiarandoche altre in maggior numero ne riserbava inedite, ed aggiunte di sua manoin modo di postille a quello del Memmo. E fu saggia la ritenutezza, concios-siachè anche il Temanza si sia in esse lasciato più volte portare all’indiscre-tezza, se non alla preoccupazione delle risposte; perchè chiamato ei medesimodalla veneta repubblica prima del Ferracina alla ricostruzione del ponte pal-ladiano portato via dalle acque, era stato con poco favore giudicato dal Mem-mo in quel libro stesso intorno la opportunità delle sue prime proposte, dacui presto si rimase per servire ad altri incarichi della repubblica. Fatto stache il Memmo opponendosi all’autorità dei sopra recati passi del Palladio, econtorcendo a sua posta il senso degli addotti documenti, vorrebbe darci acredere che il Palladio avesse nel suo disegno rinnovato semplicemente l’ideadell’ ultima costruzione. Il Temanza però chiaro dimostra con più legittimainterpretazione di un documento dell’anno 1522, che il ponte distrutto nel1567 era sostenuto da soli due stili al pari che quello del 4 522; è quindilegittima la conseguenza che fosse al tutto diversa l’idea del Palladio che nepropose quattro. Fu non meno disavveduto il Memmo opponendo una pitturadel Nasocchio in una parete del pubblico palagio della sua città dell’anno 1528,nella quale vedeasi al creder suo l’idea del ponte palladiano; perchè questofresco diviso in due campi era manifestamente di due mani e di due tempi,e manifestamente più recente quello del ponte, giacché se, come il Memmoopina, il ponte distrutto nel 1567 era con quattro stili, non potea dipingersitale nel 1 528, poiché fu eretto soltanto nel 1531. Negò egli finalmente al