parte, bastevole a dimostrar tutta l’opera, che il suo inventore diceva como-dissima e vaga. E della celebrità, con cui tosto se ne diffuse la fama, recheròla prova della chiamata del Palladio deliberatasi nel 1579 dalla Comunità diBelluno pel ponte sulla Piave, già ricordato} con che insieme all’idea del pre-gio si confermerà nuovamente quella del fatto dcll’aver egli immaginato soprala Brenta e condotto a fine il magnifico lavoro, di cui fin qui ho parlato (70).
Se di un ponte, di cui il Palladio con si chiare note dicevasi autore, insor-sero per varii rispetti i dispareri or ora esposti, non sarà meraviglia che benmaggiori discussioni si levassero intorno il disegno di un altro ch’ei pubbli-cava tra quelli di pietra al capo XIII del libro III, avvolgendo nel mistero ilsito per cui lo avea ideato. Il lettore si avvisa ben tosto come io accenni alponte che, in onta al riserbo della descrizione del suo autore, si crede uni-versalmente inventalo per Rialto a Venezia . Ma entrando a ragionare di'que-sto argomento non mi giova dissimulare come i molti scritti eziandio recentifin qui pubblicati sieno insufficienti a dissipare le incertezze che Io riguar-dano: le questioni ai nostri giorni sorsero anzi più forti, conciossiachè nel1815 il Selva sia uscito a contendere che il disegno del Palladio non avriapotuto eseguirsi nel sito attuale di Rialto} Antonio Rondelet architetto francese difendeva nel 1836 la vecchia tradizione pubblicando un Saggio storico sulponte di Rialto, nel quale mise in piena luce i pregi della palladiana inven-zione: riunendo e raffrontando ciò che quei due valorosi critici sì dottamenteesposero, io spero rendere non inutile servigio alla curiosità del lettore, alquale in queste Memorie mi proverò di porgere qualche nuovo lume che bastia rassicurar la incertezza recentemente introdotta intorno il silo, per cui ilPalladio deve aver immaginato il suo disegno.
Tali premesse ci fanno accorti che la storia di questa palladiana inven-zione non può star sola: essa per contrario si attacca a quella di un interosecolo, giacché per oltre un cent’anni la veneta repubblica tenne rivolte lesue sollecitudini alla grand’opera, soprassedendo nell’ intraprenderla per mo-tivi che oggidì tutti non si saprebbero indovinare, ed offerendo ad una schierad’architetti prima e dopo il Palladio il destro di assottigliare l’ingegno persuperare difficoltà che la natura del sito e le vedute del governo stesso in-tromettevano. Fra Giocondo, per testimonianza del Vasari , avrebbe il primodato, intorno il 1 513, un modello per un ponte di pietra insieme col pro-getto di adiacenti fabbriche poco prima incendiate, che le angustie economiche