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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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della repubblica e il contrario partito di potente patrizio avrebbero fatto sog-giacere a scortese rifiuto. Lo stesso scrittore adduce una voce, che correvaai suoi giorni, di un ponte offerto un poco più tardi dal Buonarolti sotto ildoge Grilli intorno il 1524, nel qual tempo il Sanuto, allegalo dallo Scolari,ci attesta aversi richiesto e rigettalo nuovi modelli 5 il simile avveniva nel1 532, e più tardi nel 155 4, in cui Giacomo Guberni offeria, come prova l’ab.Cadorin, un modello che poteva servire tanto se la fabbrica si fosse costruitain legno che in pietra: la gara non s’era dunque quetata, quando il Vignola,per testimonio dello Stringa e dello Scamozzi, si produceva anch’egli coneguale successo: peggiore esser doveva la ventura del Sansovino, se per fi-liale deferenza non c’ingannava suo figlio col seguente passo: «Essendosicomposti diversi modelli, quello del Sansovino prevalse agli altri, come piùcomodo et bello per tanto edificio, ma sopravenuta la guerra del Turcol’anno 1570 la impresa rimase imperfetta». Fu in questa epoca che il Palla-dio pubblicava nei suoi libri il disegno di un ponte a tre archi descritto colleseguenti parole: «Bellissima a mio giudicio è la inventione del ponte che se-gue, e molto comodata al luogo dove si doveva edificare: ch’era nel mezzo diuna città la quale è delle maggiori e delle più nobili d’Italia , et è metropolidi molle altre città, e vi si fanno grandissimi traffichi quasi di tutte le partidel mondo: il fiume è larghissimo,et il ponte veniva a esser nel luogo a ponto,ove si riducono i mercanti a trattar i loro negotii». Benché la parola fiumemale si addica al grande canale di Venezia , tutte le altre circostanze sono cosìappropriate a questa città, che nessuno sorse a combattere la tradizione chequel disegno fosse per Venezia immaginato} dovettero confermarla fino dailoro giorni lo Stringa e lo Scamozzi , i quali tra gli architetti provatisi a quel-l’opera annoverano anche il Palladio. Mentre però le accurate ricerche delpiù volte encomiato ab. Cadorin, in quella sua miniera di artistiche notizie,cui pose il titolo Pareri di XV architetti sopra il palazzo ducale, non chequelle del cav. Fr. Lazari, da cui si attende la pubblicazione d’una compiutastoria del ponte di Rialto , un saggio della quale ha rallegralo più volte le dottesale del Veneto Ateneo, mentre, io dicea, tali ricerche furono fortunate di sco-prire nomi e disegni di architetti fin qui ignoti, cimentatisi all’arduo lavoro;è ben da meravigliarsi che nessun documento pubblico 0 privato sia venutoloro tra le mani appartenente al Palladio, che non di una, ma di due inven-zioni si piacque per questo stesso proposito. Sarebbe punto non inutile alla

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