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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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terzo libro, col piede vicentino , del quale ei premette ivi medesimo la metànella sua vera grandezza: con questa osservazione il francese architetto discen-de ad una dimostrazione matematica, che accorderebbe all’arco maggiore nonpiù di 36 piedi di apertura, grandezza che coincide col risultato del metodografico, con cui presenta tutte le parti del ponte. Su queste basi egli non ri-' getta l’opinione del Temanza , e per questo conto anche del Selva, che il pro-getto del Palladio non sia stato in tutte parti immune da censura, di cui cercale ragioni nel passo che qui reco. «Rifiutando anche ammettere le indicazionidel Selva circa alla grandezza dell’ordine, si potrebbe da altre considerazioniessere indotti a pensare con lui che le proporzioni del monumento, applicatealle località di Rialto, avessero dovuto sembrare troppo ristrette. Tuttavia bi-sogna pensare che tale obbiezione non si applicasse ai tre archi che dividonoil Canal Grande , perchè più tardi Scamozzi abbraccia questo partito tanto con-fidentemente. Ma quando si considera il numero dei portici, delle vie, e più ditutto delle botteghe che il suolo del ponte contiene nella sua superficie, tosto siriconosce come una divisione sì moltiplicala dello spazio procuri a ciascuna dellesue parti una proporzione piccolissima. Malgrado dell’entusiasmo che dovettedestare sì bel pensamento, tale difficoltà non doveva sfuggire agli occhi dei giu-dici ; si può anche credere che i suoi rivali se ne servissero ai loro fini.

3>Qualunque sia il grado d’influenza che si voglia accordare a questa consi-derazione, bisogna convenire che la piccolezza delle dimensioni non era taleda rendere ineseguibile il progetto. Difatto fra i viottoli i più ristretti la viadi mezzo aveva ancora 4 6 piedi in larghezza, e un po’meno del doppio dellevie laterali, il che produceva uno spazio bastante perchè la folla potesse fa-cilmente passare dall’una all’altra riva. L’eccesso fra la larghezza dei porticie quella delle vie poteva permettere a molti di trattenersi al coperto senzaimbarazzare il passaggio. Riguardo alle botteghe se, come v’ha luogo a cre-dere, esse erano riservate esclusivamente per la vendita di oggetti di lusso, siscorge che un locale di 36 piedi di superficie (una tavola) era più che suffi-ciente per mettere in vendita diamanti, perle, bijoux ec., di cui, secondo Sa-bellico, sur un banco solo se ne possono porre tanti e sì costosi da sorpassareogni idea. Si può ancora aggiungere che T eguaglianza del suolo procurava ungrande vantaggio a siffatte botteghe, in modo che questa volta in ragione delloro numero 7 2 la speranza d’una grossissima rendita poteva sembrare benfondata.