— 144 —
ha mantenuto l’ordine e le regole osservate nei ponti da lui posti nel libromedesimo, che ciascuno facilmente potrebbe trovare; il sig. Rondelet consi-dera che la deduzione da potersi cavare si limita solo a stabilire un determi-nalo rapporto tra le parti medesime, la cui unità resta incerta, e fu pure va-riata dal Palladio: « bisognava quindi, ei dice, cercare in altro sistema graficole condizioni regolatrici di questi rapporti, e la parte importante sostenuta intale composizione dall’ordine greco facea naturalmente avvisare che tutto do-vesse essere subordinato alle norme proprie di questa maniera d'architettu-ra, cioè al metodo isometrico » . Fruito di questa congettura sarebbe una so-luzione felicissima del problema perchè «l’arco massimo ha 36 piedi d’aper-tura: i laterali 30 piedi e mezzo ciascuno: i piloni sono grossi 8 piedi, imezzi piloni immurati 4 piedi: in tutto 121 piedi, somma eguale alla lar-ghezza del Canal Grande ». A questi dati succedono i dettagli di tutte le parlidel ponte rappresentato in XII tavole che fanno un importante compimentodell’opera del Rondelet: tre di esse si riferiscono al ponte attualmente ese-guilo, le altre o sono promiscue pei paragoni delle piante, o raffigurano in di-verse scale i caratteri particolari delle modanature, desunte ingegnosamentedalle pratiche del Palladio osservate nelle principali sue fabbriche.
L’esimio architetto parigino , congiungendo a molta sagacità modesto sen-timento, vero distintivo del merito, nel pubblicare colle stampe il suo interes-sante lavoro, ne chiedeva ei medesimo il voto all’Accademia di Venezia , laquale per tanti rispetti poteva legittimamente sedersi in giudicio;è certamentedel mio debito il riferirlo qui tutto intero:
L’I. R. Accademia di belle arti in Venezia .
Al chiariss. sig. Antonio Rondelet, esimio architetto in Parigi .
Signore,
La Presidenza che scrive avrebbe dovuto assai prima avanzare all’egregioautore dell’opera intitolata modestamente Saggio sul ponte di Rialto, i piùampii e solenni ringraziamenti del preziosissimo dono, che per le mani delchiaro signor de Sacy, console di S. M. il re di Francia , gli piacque di offrirea questa I. R. Accademia nell’esemplare distinto e magnifico di detta opera.Nè certo avrebbe tardato ad adempiere sì grato ufficio, se non avesse volutofarlo precedere dall’esame tranquillo della di lui spiegazione.