moria dei lavori diretti dal Palladio, e però nella relazione di quella visita sinota che il ponte era stato costrutto sì alto, perchè non fosse superato dal-l’acqua al tempo delle escrescenze «avendo l’architetto usato maggior dili-genza e fatica per rispetto del torrente e nel fondarlo che non avesse fattoin qualsiasi altra cosa». Non trovo che quella visita recasse alcun provvedi-mento fuori d’una riparazione degli argini; ma intanto i danni delle pienediveniano più gravi. La città di Verona , minacciata nel suo territorio, suppli-cava nel 1616 alla repubblica perchè la forma del ponte si riducesse ad unarco solo, onde i pilastri di mezzo non impedissero la discesa delle terre edei sassi che travolti dal torrente là si arrestavano chiudendo le bocche degliarchi: inlerponevasi a sostener le ragioni di Vicenza la città di Padova , a cuimal comportava una così sfogata discesa di acque più vicine ad inondare lasua provincia. Le contrarie domande ritardavano una simile risoluzione, cheda quei di Verona non si finiva di sollecitare; appiccavasi tra le due città for-male contesa: ma intanto la peggiorata realtà delle cose favoreggiava l’opposi-zione; un disegno del 4 627 mostra i piloni del ponte ingoiati nella ghiaia,sicché all’arco di mezzo appena restavano 6 piedi di luce; meno ancora aidue di fianco. Una sentenza del 16 marzo 1629, pronunciala da Marco Bar-baro, Nicolò Dandolo e Giacomo Moro, spediti dal senato con decreto del 2ottobre 1628 in Pregadi a riveder il torrente, determinava che demoliti i trearchi si innalzassero i piloni assottigliati di 2 piedi, sopra i quali si spianas-sero legni di larice secondo il disegno presentato da Giuseppe Ponati protoalle acque, e da Ercole Periti proto agl’inculti. L’ultimo giorno del ponte pal-ladiano non era ancora sorto; ma io non seppi discoprir le difese dei Vicen-tini che il preservarono ancora. Fu nel giorno 3 febbraio 1668 che nel con-siglio dei cento ne deliberavano la demolizione in obbedienza a nuovo decretodel 19 gennaio di quell’anno del senato, a cui troppo caleva del libero pas-saggio dei suoi corrieri impediti sovente dalle inondazioni della Guà al pontedi Montebello : furono incaricati della sopravveglianza Giacomo Borsello e Ot-tavio di Sangiovanni, i quali posero del fallo la seguente memoria sopra leloro insegne in una parte del ponte ricostruito : « aloysii trono praefecti f.t
PRO PRAETORIS AVSriCE PROVIDENTIA PVBLICO MELIORI COMODO CIVITAS RESTITVIT. JA-COBO BORSELLO ET OCTAVIO DE SANCTO JOANNE rRAESIDIBVS. MDCLX1X » (FaCC. M.
L. III. 223). Da quell’epoca il ponte prese il nome di ponte delle asse, cheancora conserva, e la iscrizione fu rimossa.