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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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mura di Padova, e quello del Sanmicheli in altra di Verona , e perfino a Se-benico quello di Girolamo di lui nipote: simile onore rendevano i Vicentininell’Olimpico al Palladio defunto, nè io credo che ne sariano stati avari, seegli avesse potuto veder co’ suoi occhi condotta a fine da lui medesimo quellameravigliosa invenzione, per cui il nome degli Olimpici si diffuse per tuttaItalia ; ma i Vicentini erano altamente ammirati anche della loggia di piazza,nella quale insieme colla gioia delle fauste vicende della repubblica voleanoperpetuata la loro gratitudine all’architetto. Anche in difetto di questo pub-blico contrassegno non saria stato difficile il conghietturare l’inventore del-l’opera commendala: deputati di quell’anno erano i più stretti amici del Pal-ladio, un Giuseppe Porto, un Giacomo Angarano, un Girolamo Ragona, unBrunoro Volpe, un Orazio Tiene, ciascuno dei quali sappiamo averlo richiestoper proprio conto di architettoniche invenzioni: uno dei due provveditori,Giuliano Piovene, che l’anno innanzi vegliava i lavori della basilica, era inol-tre intimo del Palladio per la comune famigliarità con Emmanucle Filiberto,e se non mente volgare tradizione, ei medesimo avrebbe addimandalo il Pal-ladio d’un progetto per la sua casa dell’Isola . Potrei stringere il lettore adirmi egli il nome dell’inventore se non è quello del nostro Andrea: il silen-zio della risposta è un motivo di più per abbracciare le addotte conghielture:potrei anche affermare, ciò che sarà subbielto di più tarda discussione, che inquei giorni a Vicenza non aveavi alcuno di tanto ingegno, discepolo del Pal-ladio, il quale bastasse a quell’invenzione in cui sono manifestamente osser-vati molti de’suoi precetti: basta accennar le misure; il Bertotli ha trovatoche le grandi colonne hanno dieci diametri e mezzo d’altezza, che la base at-tica è quella prescritta dal Palladio per l’ordine corintio non meno che pelcomposito adoperato nella loggia: tutta la trabeazione è la quinta parte dellacolonna: in differenti proporzioni concordano anche le misure del fianco, ilquale nella ricorrenza delle cornici condotte in altezze differenti rivelano noncomune accortezza di chi le dispose. Ma gli osservatori anche più volgari si of-fendono specialmente d’una grave licenza dell’architrave tagliato in lutti e duei prospetti dalle finestre; di che accusano l’imperizia dell’esecutore allonta-natosi da una legge universale, assente il Palladio. Dichiara espressamente ilBertotli nel Forestiere istruito stampato l’anno 1761 «aversi per tradizioneche, mentre si dava esecuzione al disegno di questa fabbrica, il Palladio era inRoma ; e che poi ritornando e veggendo cosi diformato il suo disegno, molto