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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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si lamentò con chi presiedeva^ ma non v’era più tempo al rimedio» (pag. 21).Pare che il Bertotti medesimo dimenticasse o riputasse di niun peso questavoce, quando stampandone il disegno nel primo tomo della sua opera Le Fab-briche e i Disegni di Andrea Palladio attribuiva l’errore della esecuzionealla morte ormai seguita dell’architetto. Ma i due tradizionali castelli cadonoper egual modo in un medesimo sfasciume dinanzi all’autorità dei documenti.Il Palladio nel 1571 non fu a Roma , che per l’ultima volta vedeva nel 1554:le note delle sue mercedi per la costruzione della basilica cel mostrano oggia Vicenza nel fervore dell’opera della loggia, deliberata di costruirsi nel con-siglio del 18 aprile. Due mesi prima e precisamente il 17 febbraio riscotevascudi 10 in compenso di anticipato salario dei futuri mesi luglio e agosto,avendo nel giorno 22 luglio del 1570 ricevuto scudi 50 fino a tutto il giu-gno dell’anno dopo: non si sarà scordato il lettore, che in quell’anno il Pal-ladio stampava in Venezia i suoi libri d’architettura, colla data della dedicaall’Angarano del 1 novembre. Questa impresa giustifica il bisogno della grossaanticipazione: dopo il pagamento del 17 febbraio, egli riscoteva 10 scudi ilgiorno 13 settembre, ed altrettanti il 29 dello stesso mese: nel tempo dimezzo a (pici due mesi egli dovea certo trovarsi in patria per la invenzionedella loggia : il 9 ottobre aveva altri scudi 15 fino a tutto gennaio dell’annoavvenire. Pare adunque che egli fosse in Vicenza appunto in quei mesi in cuile ripetute domande dei presidi ci assicurano del sollecito innalzamento e finedella fabbrica già messa in coperto, ed ornata di tutti quei fregi che ne de-stavano tanta approvazione. Ch’egli abbia consentila la licenza di un archi-trave spezzato io noi dirò, nè so se fosse bastante scusa una di quelle che egliha pur deplorato, di essersi dovuto accomodare alla volontà dei padroni, oalle necessità del sito, che in questo caso presentava vecchie impalcature diadiacente edificio da pareggiarsi in elevazione.

Non si deve però sorpassar al lettore che nel palazzo di Maser simile licenzaviene rimproverala al Palladio , il quale coll’arco della finestra di mezzo nelpiano superiore interruppe la trabeazione dell’ordine, di cui si adorna il pro-spetto . Si provano alcuni gettar quello sconcio addosso a mons. Barbaro chel’avrebbe voluto ^ ma oltre di non aversene una prova, ignoriamo se il Palla-dio abbia assistito a quella costruzione, di cui non si accerta l’anno. Per con-trario nell’innalzamento della gran loggia egli era in patria, ove stava ve-gliando tra parecchi palagi quello eziandio di Montan Barbarano-, di esso egli

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