- 222 —
di esercitarsi in opere virtuose, l’anderà parte che a nome dell’Accademia sidebbano far stampar tutti gli componimenti si in prosa come in verso che perla sua morte sono stati fatti dagli accademici nostri; con questo però che nonsi possi stampar cosa che non sia reputata degna d’esser stampata, et questogiudizio si habbi da fare da tre del numero nostro a ciò eletti : passò con tuttivoti». Fossero immeritevoli di favorevole voto le rime allora recitale, o ve-nisse meno al proposito l’Accademia, quella stampa non fu fatta. Per primousciva più tardi nel 4 58 4 nelle Rime in lingua rustica padovana di Maga-gnò., Menon e Begotto, un solo sonetto di Giambatisla Maganza, che in essopianse con quella del Palladio la morte di Martino Pasqualigo scultor milanese,che operò molto a Venezia , ove fini di vivere l’anno 1580: ristampava quelcomponimento il Temanza nel 4 762 colla serie di altri quattro sonetti, unod’Issicratea Monti in risposta a quello del Maganza, l’altro di GiambatislaAviano, ristampato dal Calvi nel 4 782 (IV 4 9): i due rimanenti sono anoni-mi, de’quali uno in lingua francese; vuoisi aggiungere un epigramma latino e un altro greco voltato in latino dal prete Antonio Dongiovanni. Cavava tuttiquesti versi il Temanza da un codice della Marciana, nel quale io ne ho ve-duto alcuni tuttora inediti, ma di egual conio ai descritti, certamente maleadatti alla celebrità del subbietto. Il co. Giovanni da Schio pubblicava nel4 835 intorno la morte del Palladio due nuovi sonetti di Luigi Grotto , il ce-lebre cieco d’Adria , in un opuscolo di Lettere vicentine del secolo XVI, perlui tratte da un codice dell’ Ambrosiana : questa discoperta ci lascia sperareche altri poeti fin qui ignorati abbiano cantato forse con più amica musa lafine di un accademico che era il principale istromento dell’emulazione, con cuigli Olimpici si agognavano cimentarsi coi contemporanei e soprattutto cogliantichi : se non che da quell’accademia non sorse mai nè allora nè più tardiun genio che le aggiungesse in qualsiasi parte degli studii tanta fama pari aquella che le procacciò il Palladio.
A questo si benemerito accademico promettevano senza prò gli Olimpici il24 gennaio del 4 582 una statua nel loro teatro; il qual doveroso tributorendeano soltanto quelli del 4 754. Ma per maggior nostro danno il figlio Siilamancava al manifestato divisamente di pubblicare con nuova stampa delle an-tecedenti eziandio le ultime e inedite invenzioni del genitore, quella special-mente del teatro, benché questa volta l’aiutasse de’ suoi denari l’accademia:di che il lettore rammenti le cose da me in addietro ragionate. Anche lo Sca-