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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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Ma il Palladio stesso ci farebbe pur credere il contrario, quando delle muradi Torino dice «che sono fatte di cuocoli di fiumi tutti spezzali nel mezzo, esono detti cuocoli posti con la parte spczzada in fuori, onde fanno drittissi-mo e politissimo lavoro» lib. i. cap. IX. Siffatte osservazioni suppongono laveduta. Anche senza conforto di documenti potrebbe credersi che il Palladioavesse risposto all’invito del principe, ma non sarebbe fuor di ragione sog-giungere che nulla poi vi avesse operato negli anni trascorsi dal 1562, incui il suo mecenate occupò tranquillamente Torino , sino al 1570, quando ilPalladio gl’indirizzava quella sua lettera. I lavori del cornicione nel palazzodel Castello , che si dice anche di Madama, e quelli della sala rotonda nel pa-lazzo Vecchio sono opere dei tempi di Carlo Emmanuele I e di Ascanio Vitlozzi,adoperato da quel principe,successore a Emmanuele Filiberto,l’anno 158 4 ne-gli stali paterni. Più grosso era l’errore del Temanza , che ha stimato palla-diano il disegno del parco esistente nel secolo passalo col nome di nuovo,perchè rifatto dopo i guasti delle guerre del 1639 e del 1706, nel sito delprimo che però dicevasi antico: esso inoltre era tal cosa che per la condottadelle acque dovea essere disegnato e fatto da persona permanente sul luogo.Anzi che in reale palagio di città, quel parco prendeva uno spazio vastissimoIra il Po, la Dora e la Stura; direbbesi oggidì giardino inglese con edifizii (piae colà sparsi. Lo vide il Tasso quando fu in Torino nel 1578, e lo descrissenell’ottava, con cui fingeva il giardino del palagio incantato di Armida: «Poiche lasciar li avviluppati calli » ec. Questa allusione comprova per una parieche quel parco attribuito dai più a Carlo Emmanuele I ebbe principio sotto il suogenitore. Ma di ciò niente dicono i monumenti contemporanei, che se non que-sta opera, ben altre molte narrano da lui intraprese, massime il sontuoso teatro,poi riformalo, che era insieme biblioteca o galleria di antichità e monumentodi belle arti e di cose naturali. Era l’amore di quel principe alle cose degliantichi, che moveva il Palladio a dedicargli i suoi libri dell’Antichità, riser-bandosi il fine dell’ incominciata fatica in quelli dei teatri. Ma al solo vicen-tino architetto non era amico il principe di Savoia, la cui corte era frequentedi uomini sommi nelle cose della pace e della guerra : dava a lui il disegnoper la chiesa dei Gesuiti il Pellegrini, detto il Tedaldi, che col Palladio con-tese pel s. Petronio a Bologna, e pel Duomo a Milano . Primo ad ambedueusava a quella corte Giacomo Ilorologi architetto, fin (jui ignoto nella storiadell’arte, cui professò molli anni nelle difese del Piemonte, lasciando alcuni

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