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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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studii in un libro, tuttora inedito nella Magliabechiana a Firenze , ove si diceFrancesco^ della sua perizia pubblicava le prime notizie il cav. Promis nelleillustrazioni al Trattato dell’architettura civile e militare di Francesco diGiorgio Martini stampata dalla munificenza di S. E. Cesare Saluzzo a Torino l’anno 18 41. Io accenno a questo ignoto architetto, che col Palladio ebbe co-muni in Vicenza i natali, e forse aperse a lui l’adito alla benevolenza delprincipe. Della qual conghiettura comunque si sia, io mi varrò a conchiudereessere pur troppo sepolti tuttora i monumenti, che diano la luce richiesta allastoria delle arti. Se non può dunque accertarsi una sola opera del Palladio aTorino , mi pare almeno non doversene negare Pandala, come per alcuno tut-tavia si contende: finché soccorrano nuovi lumi, io sarò pago a questo diseparare dalla sua vita ciò che non gli appartiene (99).

Ho già collocato tra i sogni i disegni attribuiti al Palladio per TEscurialedi Spagna . La mole singolare dell’edificio che fece imaginare tante novellesulla sua estensione, diè pur luogo a molle invenzioni sul nome dell’archi-tetto. Benché contemporaneo a quell’intrapresa, con cui Filippo II volea eter-nar la memoria della battaglia di s. Quintino, il P. Ignazio Danti premettendouna vita del Vignola alle Regole della prospettiva , da lui dettate e uscite allaluce colle stampe del 1583, finse per primo la storia di un viaggio in Ispa-gna del barone Bernardino Martirani, che veduta la prima costruzione dellagrande opera e mostratine al re gli sconci tornava in Italia raccogliendo dacirca ventidue disegni dai più valenti, dei quali il Vignola, a guisa di Zeusi nel formar di più femminili bellezze quella di Etena, ebbe tessuto uno solo,che piacque grandemente al re: del numero di que’ valentuomini fu AndreaPalladio . Ma il racconto del Danti, non ripetuto da alcuno dei contemporanei,è troppo privo di ogni apparenza di vero per la natura stessa del suppostolatto, che vorrebbe mostrarci da oltre venti architetti tutti ad un temposchizzar fuori un disegno, che dovea essere una meraviglia, senza conoscersidi alcuna di quelle circostanze almeno di sito che si convengono a qualunqueinvenzione. Nullameno ha trovato fede anche presso il Milizia ed il Temanza }quest’ultimo aggiunse del suo che la composizione del Vignola veniva ese-guita} il primo disse clic non ebbe effetto, ma in proposito del Palladio escla-mava: «Chi sa come fosse quel disegno che fece per l’Escoriale di Spagna ?Si può credere ch’egli avesse alzato ben il registro ». Ora a tutta questa crea-zione della fantasia opponendo il vero della storia, gli è ben strano che il