59
Jnrellettiua de Sensi la libertà di contemplare, me-
I dianre TOr^ano dell’Occhio, le Cose lontane, e levicine, variandosi la figura di lui à suo talento; nul-ladimeno non hà tanto di facoltà concessole, ch’ellaposta discernere perfettamente le Cose vicinissime—»per e stempio in distanza dell ' Occhio vn deto , òmezzo deto . Perche douendo concorrere per Ve-| dere tré Cose, cioè l'Oggetto, il Mezzo, e l’Occhio,j manca quasi affatto il Mezzo, e poco chiaro,e distin-tamente posson si le Cose tanto vicine discernere-;.Quindi nasce,che volendo la Potenza Visiua dispor-re le parti dell’Occhio à vedere le Cose vicinissime,(ilchefastringédoil Foro dell’Vuea) non lo può fa-re senza compressione de gli ffumori,ò convulsione;e per conseguenza senza qualche dolore.
13 E* dunque rocchio rinstrumento, e l’Orga-! no, di cui si serve Y Anima per vedere le Cose mate-riali, concessole dalla Natura per tutto quel tem-po , ch’ella sta imprigionata nella Rocca del nostroCorpo.
14 E si come gli Strumenti Musicali se non fonoin ogni loro membro perfettamente fabbricati, e pertutte le sue parti liberi, e voti di qualunque materia■ superflua, non si rendono atti alla perfetta armonia[ del loro suono, così dall’Organodella Vistada qual.j che hu.nor peccante, oda altro accidente nella Con-| : catione, nella Nascita, ò dopo sconcertato, viene in' i Ha tutto