8 2
credenza poco fondata di alcuni autori ; l’inven-zione dei coni di creta ingegnosamente immaginatipei* meglio filtrare e depurare lina sostanza in-gombra di parti eterogenee, che si oppongonoalla bellezza d’mi sale bianco e lucido ; la pappaliquida di fina argilla > che per ultimo mestruodepuratorio adoperarono per dare il più assicu-rato apparecchio di limpidezza ad una sostanza ,che avea già formato un ramo significante di na-zionale industria ; in una parola avendo essi per-fezionato un articolo tutto nuovo , dovettero col-la massima premura diffonderlo dappertutto. Epossiamo mai credere, die la Sicilia fu da essi di-menticata ?
La canna da ‘zucchero dovette essere la primaad interessare le loro vedute agronomico commer-fiali , a trapiantarsi in questo suolo , e con es-sa i schiarimenti ed utensili , onde trasfonderein questi nuovi coltivatori un’arte ad essi inco-gnita. Fervidi i Siciliani pelle novità , ed imita-tori perfetti , da superare in poco tempo i pri-mitivi modelli, non tardarono a dividerne fatichee profitti cogli apportatori di sì ricca e dovizio-sa pianta. I monumenti rimasti stabiliscono quel-la certezza , che va esente da qualunque contrad-dizione.
Da quei frammenti rimasti per rischiaramen-to dell’ epoca saraccnica si scorge ad evidenza ,