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nò di frumenti, che soli facevano circolare la mag-gior parte del numerario. Può inai impiegarsi ter-gine più significativo per caratterizzare l’impor-tanza di quelle due produzioni ? E non dobbiamougualmente conchiudere, che perdette la Sicilia la metà di sua assicurata prosperità , quando siabbandonò questo ramo d’ industria nazionale (i)?
Sotto Carlo Quinto Imperatore dovette continua-re in tutta la sua attività il commercio dello zuc-chero , tuttocchè r acquisto di nuove possessioni aldi là dell 1 Oceano , e l 1 introduzione ancora dellanostra canna gli avesse data una latitudine mag-giore di dovizie. All’ importanza però di tantislraordinarj avvenimenti non corrispondono le sto-rie de 1 tempi , e leggo fra gli stranieri autori diqueste ed altre materie, lagnanze uguali alle mie.
Ni uno meglio di Claudio Àrezzi istoriografo di
(i) Ancorché lo diclo regno al presente si trovi multo cxhau-sto di danari tanto per la mulationi, et prohihitioni di la mo-neta falsa, in la quali perdio circa 600 milia fiorini, quantoper roplura di banchi, quanto per non aviri entrato in lo diotoregno utilitali alcuna, per non si haviri facto da multi anni in-qà extrazioni nè di frumenti, nè di zuccari, pir li quali intra-vauo in dicto regno multi danari... fu per li dicti tri brachii,neminc discrepante votato, c concluso di virisi spontaniaincntcduri ed offiriri a V. Allizza fiorini triceiito milia da pagarsi in-fra anni tri, in sei tande. •
Capitola impetrata a Caibolico Xtcge Ferdinando anno domi-ni 1009.