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alquanto avide dell’ acqua, ma non già con superflui-tà, come le paludose . Basta osservare 1’ interno, e laforma esterna della canna a zucchero per convincer-si, che abbisogna d’ un perenne nudrimento per benvivere, e prosperare; ma nel tempo istesso economiz-zato in modo, che la sua esistenza non venghi alte-rata ,
Esaminandola da cima in basso, si conosce adevidenza, che le radici filamentose, e corte, forman-do tutte insieme una strettissima base non proporzio-nata al folto canneto, che le sovrasta, devono consi-derarsi come subalterne alla principale struttura, enutrizione di questa pianta; le foglie al contrario neaccompagnano il fusto da terra fino al termine ; al-terne, abbastanza larghe , e lunghe da uguagliare , osuperare unite 1' altezza intera della canna, abbrac-ciando tutta in giro la circonferenza d’ ogni nodo se-paratolo , e per conseguenza vere amjJexieauli se-condo tutta la forza del termine botanico, dobbiamo cre-derle come i primarj conduttori di quell’ acqua, chele abbisogna per vivere, crescere, e prosperare.
Prova certa si è quella, che disseccandosi in tut-
reni profondi soggetti a frane si servono di alberi ana-loghi al bisogno, e che colle loro profonde radici sonotome tante palafitte .